lunedì 23 maggio 2016

Coimbra arriva in Sardegna... ajò!



Questo e gli altri articoli del blog sono ad accesso gratuito grazie ai vostri acquisti presso i miei partner commerciali. Un ulteriore servizio offerto per sostenere e ampliare l'impegnativo lavoro che porto avanti da più di 4 anni. Per questo, vi invito a dare un'occhiata a IL MIO NEGOZIO.
Grazie.
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Questa foto è fantastica! Ai due medici toscani già attivi sul protocollo Coimbra (trovi qui i loro recapiti), si aggiungono queste due dottoresse sarde, che finalmente aiutano uno dei territori con la  maggior incidenza di malattie autoimmuni ad avere un alleato in più per contrastarle. Vi lascio i loro recapiti e rimango come sempre in attesa dei vostri feedback per sapere come procede:
  • Dr.ssa Sabina Bitti (a destra della foto) di Sassari, 3476225683. Visita in via Quarto 14 - 07100 Sassari. Per prendere appuntamento scrivere all’indirizzo sabinabitti@virgilio.it
  • Dr.ssa Vittoria Sanna (a sinistra della foto) di Sassari, 3382177910. Visita in via Rizzeddu 17 - 07100 Sassari. Per prendere appuntamento scrivere all’indirizzo vittoriapunto.sanna@gmail.com
Ulteriori informazioni sul protocollo Coimbra, che si basa su alte dosi di vitamina D per le malattie autoimmuni, le trovate qui.

martedì 17 maggio 2016

Red Ronnie senza freni (e buon senso)!

 
GLI ANTI-FRENISTI
 
Dopo il geniale "approccio scientifico" degli antivaccinisti, saltato agli onori della cronaca nel programma televisivo Virus nel quale esperti in materia sono stati messi sullo stesso piano di DJ ed ex presentatrici, vi propongo un articolo dal blog MedBunker di Salvo Di Grazia.
 
"Questa è la traduzione e adattamento dell'articolo di Robert Moore Jr. apparso nel suo blog. Dedicato a chi ascolta le idiozie antivacciniste e decide la propria salute e quella dei suoi cari con molta leggerezza e basandosi su ragionamenti illogici. Ho adattato l'articolo alla realtà italiana e reso più "scorrevole".
Buona lettura.
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Ho preso una decisione seria e basata sulle evidenze. Non voglio discuterla ma farla conoscere a tutti. Siete pregati di rispettarla, non voglio sentire quei professoroni che mi avvertono dei fantomatici pericoli della mia scelta, a casa mia comando io.
Sto smontando i freni della mia automobile.
Non è una decisione avventata, vi spiego perché.
Qualche settimana fa ho visto un incidente automobilistico, due persone si sono trovate allo stesso momento ad un incrocio, tutte e due hanno fatto una grande frenata e subito dopo si sono scontrate. Nessun ferito grave per fortuna ma ho subito pensato che, se invece di frenare avessero sorpassato semplicemente l'incrocio, non sarebbe successo nulla. Sono stati i freni quindi a causare l'incidente!
A quel punto ho deciso di fare una ricerca e quello che ho trovato è stato sconcertante. Centinaia di persone, ogni anno, sono gravemente ferite da frenate inutili e ci sono casi in cui i freni, non funzionando, hanno investito anche altre persone, innocenti, bambini, famiglie intere: ditelo a loro che i freni sono sicuri e salvano le vite!!
È dimostrato che praticamente in TUTTI gli incidenti stradali, i conducenti delle autovettura avessero azionato i freni subito prima dell'incidente, servono altre prove?
Vi siete mai chiesti perché le multinazionali automobilistiche non rilasciano un certificato in cui si assumono tutte le responsabilità sull'uso dei freni? Avete mai visto un concessionario di auto dirvi che i freni sono sicuri al 100%? Non ve lo diranno mai!
 
Chi l'ha detto che i freni sono sicuri? I produttori di freni naturalmente e tutto questo i media non ce lo dicono.
Una volta stavo guidando sulla neve ed ho premuto leggermente i freni: ciò ha causato la completa perdita di controllo dell'auto, i miei freni avrebbero potuto uccidermi facilmente. Avete fatto caso poi alle pastiglie dei freni che scadono, ai dischi che si usurano? Non sentite quanti sobbalzi e rumori stridenti? E questi sarebbero "sicuri"?
Chissà perché qualche decennio fa i freni non li usava nessuno. Per diminuire la velocità delle auto si scalava di marcia o si usava il freno motore, sarà una coincidenza ma nel passato, quando usavano le marce o il freno motore non c'erano MAI incidenti causati dai freni ed oggi sempre più studi ci mostrano le scoperte sui metodi di frenata alternativi.
Io le ricerche le ho fatte ed ho scoperto che ci vendono schifezze.
I meccanici, le persone ai cui affidiamo il lavoro e la cura delle nostre macchine, sono pagati per cambiare ed installare i freni. Ogni freno da riparare sono soldi, cosa dovrebbero dire se gli chiedete se i freni devono essere installati? Chi vogliono prendere in giro? Voi pensate lo facciano per la nostra sicurezza ma prendere 49,99 euro per cambiare le pastiglie dei freni è proprio un bel guadagno. Fateveli montare voi i suoi freni!!

Ho parlato così con il mio meccanico e gli ho chiesto di smontarmi i freni e sono disgustato per quanto mi abbia trattato male.
Mi ha accusato di essere pazzo, anche ignorante però quando gli ho detto che la torsione di coppia che puoi mettere sui freni è limitata e gli ho mostrato i valori che ho trovato su internet mi ha guardato strano e mi ha detto che non sapeva di cosa stessi parlando, l'ignorante è lui! Ha detto che i freni che mi avrebbe montato escono dalla casa madre dopo accurati test e che il prodotto è standardizzato, come se tutte le macchine fossero uguali. Ha avuto anche il coraggio di dire che la mia scelta personale potrebbe avere conseguenze, che potrei influenzare la vita di chi sta attorno a me.
 
Ne ho avuto abbastanza di lui, sto cercando un nuovo meccanico.
Il problema è che molti meccanici sono pagati e sponsorizzati dall'industria automobilistica e che tutti, guardacaso, insistono affinché io non tolga i freni dalla macchina e cosa dovrebbero dire visto che dai freni della mia macchina dipende il loro guadagno? Avete mai visto un meccanico mettere i freni alla propria auto? Ci sono ricerche che dimostrano che il 79% dei meccanici non usa i freni!
Siamo andati sulla Luna (anche su questo ci sarebbe da discutere) e non abbiamo trovato un modo per evitare i freni? Ma a chi vogliono darla a bere?
La maggiorparte di loro non ha voluto nemmeno tenere la macchina in officina per controllarla dicendo che senza freni potevo causare danni alla loro struttura o alle altre macchine, cretinate! A loro semplicemente non piace chi crede a tecniche di frenata alternative.
Ora, chiaramente, anche il governo è coinvolto e dice che io DEVO avere i freni, che non è una cosa che riguarda solo me e che con la mia decisione posso danneggiare gli altri. Cosa ne è quindi della libertà di scelta? Dov'è la libertà?!?
Se chi usa i freni lo fa perché sono sicuri e si sente protetto, di cosa si preoccupa?

Vi invito allora a fare le vostre ricerche.
Non basta ascoltare il ministero dei trasporti o le grandi case automobilistiche multinazionali. Ho preso una decisione personale per la mia famiglia, ho detto NO ai freni.
Useremo rimedi naturali, come la gravità, il mettere i piedi a terra per fermare l'auto ed i rimedi popolari come l'uso del freno motore. Dopotutto, se funzionava già con me da bambino quando andavo in bicicletta, funzionerà con i miei figli nella mia macchina.
Non ho mai sentito nessuno, tra quelli che hanno tolto i freni della macchina, dire di essere morto ma ci stiamo svegliando e siamo sempre di più.

Vi prego di essere rispettosi nei commenti.
Il prossimo articolo tratterà dei danni ormai scientificamente dimostrati delle cinture di sicurezza. 
 
NOTA: Questo è un post satirico, si prega di non modificare la vostra automobile. Non sono un meccanico e non ho competenze di ingegneria, ho un'idea molto vaga e probabilmente sbagliata sul funzionamento del motore e quindi le mie parole non devono essere considerate attendibili.
Grazie."

venerdì 13 maggio 2016

Fatti i batteri tuoi ché campi cent'anni

Bellissimo studio* realizzato dall'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) e dall'Università di Bologna. Per la prima volta nella storia, è stata analizzata la popolazione batterica intestinale di 24 semi-supercentenari (ovvero soggetti di età compresa tra i 105 e i 110 anni) della provincia di Bologna, confrontandola con quella di centenari (99-104 anni), nonché anziani (65-75 anni) e adulti (20-50 anni), arruolati nella stessa area geografica per limitare le differenze dovute alle abitudini alimentari e allo stile di vita.

Dalla ricerca effettuata è emersa l’esistenza di un 'core microbiota' (una sorta di porzione 'fissa' dell’ecosistema in termini di composizione), costituito principalmente da specie simbionti (prevalentemente appartenenti alle famiglie Ruminococcaceae, Lachnospiraceae e Bacteroidaceae) generalmente associate ad uno stato di salute e produttrici di molecole estremamente importanti per il nostro organismo, come gli acidi grassi a corta catena.

L’abbondanza cumulativa di queste specie all’interno del microbiota intestinale diminuisce però con l’avanzare dell’età, favorendo la progressiva proliferazione di specie sub-dominanti e opportunisti pro-infiammatori, presenti in bassa percentuale nei giovani adulti.
“Queste caratteristiche”, continua Marco Severgnini, ricercatore dell’Itb-Cnr, “tipiche di un ecosistema associato a un organismo che invecchia, si mantengono nel microbiota intestinale di individui longevi ed estremamente longevi. Allo stesso tempo, il microbiota intestinale dei semi-supercentenari mostra i segni di una parallela proliferazione di microrganismi antinfiammatori, immunomodulanti e promotori della salute dell’epitelio intestinale, come Bifidobacterium e Akkermansia”.

È stato inoltre rilevato nei semi-supercentenari, un aumento nell’abbondanza di batteri appartenenti alla famiglia Christensenellaceae, un gruppo batterico recentemente salito all’attenzione della ricerca nel campo del microbiota intestinale, in quanto associato ad uno stato di salute e identificato come la componente del microbiota maggiormente influenzata dal patrimonio genetico dell’ospite.

In assenza di studi longitudinali - estremamente difficili da realizzare nel campo della ricerca sulla longevità umana - non è possibile sapere se queste particolari caratteristiche del microbiota intestinale di individui così eccezionalmente longevi sono legate al loro passato stile di vita e, soprattutto, se erano già presenti in giovane età o se, al contrario, sono un tratto acquisito durante l’invecchiamento soltanto dai soggetti che riescono a vivere più a lungo degli altri. Si può però ipotizzare che la maggiore abbondanza di Christensenellaceae, associata all’osservato aumento di bifidobatteri e Akkermansia, costituisca una sorta di 'firma', da ricercare nel microbiota intestinale di persone particolarmente longeve, e che questa rappresenti un adattamento dell’ecosistema ai cambiamenti fisiologici che avvengono con l’avanzare dell’età, in grado di promuovere la salute e contribuire al raggiungimento dei limiti estremi dell’aspettativa di vita umana.

Il presente articolo è un estratto del comunicato stampa a cura del Capo ufficio stampa del Cnr, Marco Ferrazzoli.

* "Gut Microbiota and Extreme Longevity"; Current Biology; doi: 10.1016/j.cub.2016.04.016

venerdì 22 aprile 2016

Fermiamo l'EFSA sui limiti di vitamina D


Vi ricordate quando sono andato in Norvegia per sostenere la sacrosanta battaglia dei cittadini, affinché non venisse applicata un'assurda legge restrittiva sull'importazione e l'uso di numerosi integratori, fondamentali per il mantenimento della salute? Battaglia tra l'altro vinta con il ritiro del provvedimento governativo. Ecco, c'è il rischio che accada una cosa simile, ma a livello europeo, sulla vitamina D.

Il 16 maggio, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) chiuderà la sua consultazione sulla bozza di report sulla vitamina D. Il parere finale dell'EFSA avrà poi effetti sull’impostazione dei livelli dietetici di riferimento per la vitamina D di tutta l'Unione Europea, i quali saranno probabilmente applicati in modo omogeneo da parte delle autorità sanitarie, tanto nella "affamata di sole" Scandinavia quanto negli assolati Paesi del Mediterraneo. Questi livelli saranno probabilmente presi dalle autorità sanitarie nazionali come parametri di riferimento, anche là dove l‘esposizione solare, e quindi l’assimilazione di vitamina D, sono carenti.
 
Ancora peggio, se questi livelli previsti nella bozza verranno fissati definitivamente, c'è il rischio reale che le autorità sanitarie aumenteranno la loro intenzione di limitare gli integratori di prodotti contenenti livelli di 25 mcg (1.000UI) al giorno o più elevati. Tenendo in considerazione la salute pubblica e la scienza conosciuta, questo sarebbe del tutto inaccettabile. Soprattutto considerando che una persona normale, stando 20 minuti in spiaggia a prendere il sole senza filtri, sintetizza circa 250 mcg (10.000UI), cioè 10 volte il limite che l'EFSA vorrebbe imporre. Sarebbe come dire alle persone che ciò che ha fatto l'uomo per milioni di anni è dannoso, mentre se noi oggi siamo qui è anche grazie alla capacità del nostro organismo di far sviluppare il nostro sistema muscolo-scheletrico e di mantenere efficiente il nostro sistema immunitario attraverso la vitamina D (che è in realtà un ormone)!
 
Ci sono numerosi problemi che riguardano questa bozza dell'EFSA, la maggior parte dei quali raddoppiano le molte falle legate alle raccomandazioni da parte del Regno Unito, fatte lo scorso anno dal Comitato Scientifico Consultivo sulla Nutrizione (SACN), che abbiamo evidenziato nel nostro parere in risposta, fatto ai tempi.


La linea di fondo è che, sebbene sia positivo vedere autorità sanitarie come l'EFSA e la SACN lavorare sulle integrazioni raccomandate, basate sui livelli circolanti nel sangue (siero), i livelli che poi sono considerati adeguati sono troppo bassi. Nel caso dell'EFSA, l'obiettivo per i livelli circolanti di 25-idrossivitamina D (indicata anche come 25(OH)D o calcidiolo) è di 50 nmol/L (o, nelle unità più comunemente utilizzate negli USA, 20 ng/ml).
 
Questo livello è ben due volte e mezzo inferiore al livello sierico raccomandato dagli esperti di vitamina D che si sono uniti sotto la bandiera del Vitamina D Council. L'EFSA, come tante autorità sanitarie in precedenza, ha sviluppato il proprio parere basandosi solo sui livelli che impediscono malattie da carenza di vitamina D, come il rachitismo e l'osteomalacia; dove la prima riguarda i bambini e la seconda gli adulti, trattandosi di condizioni derivanti da una inadeguata mineralizzazione ossea. L'EFSA esclude di considerare le approfondite ricerche sulla capacità della vitamina D di ridurre il rischio di una vasta gamma di altre malattie.
Uno studio molto completo, pubblicato all'inizio di questo mese sulla rivista peer reviewed PLoS One, mostra chiaramente che, raddoppiando i livelli circolanti di vitamina D proposti dall'EFSA da 50 nmol/L (20 ng/ml) a 100 nmol/L (40 ng/ml), questo si traduce in una sorprendente riduzione, maggiore del 65%, di "tutti i tumori invasivi noti".
 
Un altro studio, pubblicato nel novembre 2015, ha mostrato che chi ha livelli più elevati di 25-idrossivitamina D ha una riduzione del 21% del rischio di sviluppare il cancro ai reni.
 
Il problema grave è che l'EFSA ritiene che non vi siano dati sufficienti per prendere in considerazione eventuali studi o dati clinici legati a malattie da carenza, diverse dal rachitismo e dall'osteomalacia. L'EFSA solitamente considera solo ciò che rientra nella definizione di "dati generalmente accettati". Questo stesso criterio è utilizzato anche dalla FDA negli Stati Uniti, dove viene indicato come "accordo scientifico rilevante". L'EFSA ignora così una quantità enorme di recenti ricerche, nonché decenni di esperienza clinica da parte di medici e altri professionisti, che utilizzano abitualmente la vitamina D per sostenere la salute dei propri pazienti. Si ignora inoltre l'aumentato fabbisogno di vitamina D tra il crescente numero di persone che sono in sovrappeso od obese, o quelle che utilizzano filtri solari tali da compromettere la loro capacità di sintetizzare la vitamina D in seguito all'esposizione solare della pelle.
 
Il fatto è che la supplementazione orale di vitamina D a dosaggi giornalieri di almeno 50 mcg (2000 UI), e preferibilmente il doppio, è una delle soluzioni più efficaci per ridurre il rischio di una vasta gamma di problemi di salute o malattie. Questi, non solo includono vari tipi di cancro (ad esempio al seno, pancreas, rene), ma anche attacchi di cuore, diabete di tipo 1, ipertensione, osteoporosi e fratture ossee (vedi il grafico qui di seguito).
Vit D_Wiki
Fonte: Vitamin D Wiki (sulla base di dati provenienti da GrassrootsHealth, giugno 2013)
Se l'EFSA non cambierà i valori di riferimento nella sua bozza di report, ci sarà un rischio reale che le autorità sanitarie europee inizieranno a dichiarare come terapie farmacologiche dosi superiori ai 15 mcg (600 UI) al giorno. Questo, non solo sarà dannoso per tutti noi che facciamo affidamento su alte dosi di vitamina D per la nostra salute, ma sarà particolarmente dannoso per le generazioni future, alle quali saranno negati i dosaggi più elevati, dei quali molti di noi hanno beneficiato.

 

Cosa puoi fare


Il consulto dell'EFSA è aperto a tutti nell'UE. Se avete beneficiato di dosi di vitamina D superiori ai 15 mcg (600 UI), sarebbe molto utile fornire un parere in risposta all'EFSA prima del 16 maggio. Repliche da parte degli operatori sanitari, delle associazioni di medici e degli specialisti della nutrizione sarebbero particolarmente preziose.
 
Le risposte devono essere effettuate on-line, seguendo le linee guida fornite dall'EFSA.
 
Vorremmo suggerire che la replica comprenda perlomeno: 
  • un promemoria per l'EFSA che la vitamina D per via orale è un integratore provato che ha un ottimo rapporto costo/beneficio e riduce il rischio di una vasta gamma di condizioni, tra cui vari tipi di cancro, infarto, ipertensione, diabete, osteoporosi e fratture ossee.
  • Indicare la quantità giornaliera che avete preso o prendete attualmente (ad esempio, 100 mcg = 4000 UI die, che è quasi sette volte superiore alla quantità di riferimento proposta come assunzione per gli adulti).
  • Specificare se avete fatto esami del sangue per la vitamina D e quali sono i livelli che avete raggiunto.
  • Proporre che i livelli circolanti da raggiungere per la 25-idrossivitamina D per gli adulti dovrebbero essere fissati a 125 mmol/L (50 ng/ml), in linea con le raccomandazioni del Vitamin D Council e di un ampio studio polacco
  • Suggerire che l'EFSA dovrebbe seguire i valori di riferimento di 25-idrossivitamina D proposti dal Vitamin D Council, che sono i seguenti:
    • Carente: 0-100 nmol/L (0-40 ng/ml)
    • Sufficiente: 100-200 nmol/L (40-80 ng/ml)
    • Normale elevata: 200-250 nmol/L (80-100 ng/ml)
    • Non consigliata: > 250 nmol/L (> 100 ng/ml)
    • Tossica: > 375 nmol/L (> 150 ng/ml).

Si ricorda che il termine per la presentazione del vostro parere in risposta è il 16 maggio!

Grazie a Cristina Cellina per l'aiuto nelle traduzioni!
 

Fonti:

giovedì 18 febbraio 2016

Prime crepe sulla dieta paleo



Gli studi relativi a una certa predisposizione genetica, nati con Boyd Eaton e successivamente portati avanti da Loren Cordain, che volevano dimostrare una sorta di sostanziale "congelamento" del nostro DNA dal paleolitico a oggi, hanno appena subito un duro colpo. La loro tesi comincia a essere smentita da recenti studi, che dimostrano che il nostro DNA è invece cambiato e, di conseguenza, la teoria alla base della dieta paleo viene meno.
È una notizia epocale in questo ambito, che, statene certi, molti di quelli che ci si trovano dentro faranno di tutto per ammorbidire e far passare in secondo piano, ma c'era da aspettarselo. Aggiungo che questo è solo l'inizio, visto che le evidenze maggiori a sfavore arriveranno, secondo me, dalla mappatura genetica del microbioma. Cioè, se il DNA umano prevede comunque tempi abbastanza lunghi per modificarsi e adattarsi a nuove condizioni alimentari, quelli dei microbi e funghi che ospitiamo nel nostro intestino sono invece molto più rapidi. E sono questi ultimi ad avere un ruolo fondamentale nella digestione, nell'assorbimento e nella capacità di tollerare più o meno determinati cibi, insieme agli enzimi.

Il 6 giugno 2015, al convegno di Venezia, presentavo la mia relazione "La divulgazione scientifica ai tempi di internet".
Uno dei concetti che ho voluto esprimere è stato quello di essere cauti e di non prendere posizioni troppo intransigenti in campo nutrizionale. Detto da uno che intransigente lo è stato per alcuni anni, forse assume un valore aggiunto.
Venendo dal mondo paleo, che tuttora frequento e stimo (a parte i fanatici esaltati; ma quelli sono ovunque), posso dire di avere un'idea abbastanza chiara sull'argomento. In alcuni ambiti è sfuggito il controllo della situazione e sono stati assunti atteggiamenti da setta, tipo certi vegani. Ci sono persone che ti criticano se impani il petto di pollo con la farina di riso. Se poi provi a dire che la storia del glutine "assassino" è una bufala, apriti cielo! Ma, giustamente, ognuno ha i suoi tempi e fa il suo percorso. Quelli che non reggo sono i blogger esaltati, che confondono la loro realtà personale col mondo intero e pretendono che ciò che ha funzionato per loro, sia universale. Va be', ci sono passato anche io in quella fase, ma quando c'è stato da aprire gli occhi, l'ho fatto e basta. Se vuoi fare comunicazione scientifica devi essere intellettualmente onesto ed essere in grado di cambiare posizione in base alle nuove evidenze che arrivano. Altrimenti fai il guru... cosa che lascio volentieri agli altri.
Ma adesso entriamo nella notizia dell'anno.

Nel 1985, Eaton e Konner hanno scritto che la costituzione genetica umana è cambiata relativamente poco, da circa 40.000 anni fa, in relazione a quella degli esseri umani moderni, Homo sapiens sapiens.
Questi autori hanno spiegato che i corpi umani sono stati plasmati dal lungo periodo come cacciatori-raccoglitori, più che dal breve arco di tempo successivo all'avvento dell'agricoltura. La carne, probabilmente abbondante, così come frutta e verdura, era a disposizione, mentre pane, cereali, latte e formaggi non lo erano.
Tre decenni più tardi, che nell'ambito accademico è un tempo lunghissimo, abbiamo visto proliferare non solo diete paleo, con numerosi bestseller, ma anche l'esercizio paleo, il dormire paleo e i servizi igienici paleo. Sono tutti elementi basati sul presupposto che i nostri corpi sono più adatti alle abitudini dell'era paleo che a quella attuale.
Ma mentre la dieta "uomo delle caverne" è diventata la dieta più ricercata su Google nel 2013 e 2014, i biologi evoluzionisti, con molta meno pubblicità, stavano usando tecniche avanzate di analisi del DNA, a volte su ossa antiche, per notare che la premessa paleo originale è lontana dal punto: in realtà, a quanto pare, ci siamo evoluti. Il nostro DNA è cambiato!

Solo durante l'ultimo anno, importanti riviste scientifiche hanno pubblicato la prova di cambiamenti genetici negli esseri umani nel corso degli ultimi 10.000 anni, periodo di transizione, come risposta del genere umano all'avvento dell'agricoltura.
Due varianti genetiche relativamente recenti hanno aiutato gli esseri umani a sopravvivere durante le carenze tipiche del periodo agricolo; un altro cambiamento genetico sembra aver aiutato a combattere le carie dentali che sono sorte con i nuovi alimenti; un altro ha modificato il modo nel quale gli esseri umani digeriscono i grassi; decine di altri aiutano a combattere le malattie comseguenti al fatto di vivere in densità più elevate.
Queste nuove scoperte ampliano, ai già noti adattamenti alla dieta, il concetto di cambiamento del genere umano. Dopo l'addomesticamento degli animali per la mungitura, molti esseri umani si sono evoluti per digerire il latte. Gli esseri umani sembrano aver anche sviluppato modi migliori per digerire gli amidi caratteristici delle diete agricole.

"E mi fa impazzire quando chi segue la paleo dieta dice che abbiamo smesso di evolverci. Non lo abbiamo fatto!"

Questo dichiara Anne C. Stone, professoressa di evoluzione umana presso l'Arizona State University, che ha dimostrato che i geni legati alla digestione dell'amido sembra siano cambiati in numero, apparentemente in risposta alla coltivazione.

"Le nostre diete sono cambiate radicalmente negli ultimi 10.000 anni e, in risposta, siamo cambiati anche noi."

Quando Eaton e Konner hanno scritto negli anni '80, il genoma umano non era stato ancora completamente sequenziato ed era di gran lunga più difficile da rilevare la prova della recente evoluzione umana.

"Nelle popolazioni in cui l'amido era uno dei principali componenti della dieta, essendo in grado di estrarre il maggior numero di calorie possibile nel minor tempo possibile, è probabile che sia stato un salvavita per i bambini che hanno sofferto di attacchi di malattia intestinale",

ha detto la Stone riferendosi alla variazione genetica acquisita.
In un articolo apparso nel mese di dicembre sulla rivista Nature, gli scienziati hanno esaminato il DNA di più di 200 esseri umani antichi eurasiatici. L'età variava da 8.000 a circa 2.000 anni fa, un arco di tempo che include sia gli antichi cacciatori-raccoglitori, che i primi agricoltori.
Analizzando il DNA da quei resti antichi, gli scienziati hanno notato migliaia di punti diversi nei quali ci sono stati cambiamenti del DNA, che non sembrano essere stati casuali. Cioè, le modifiche non sembrano essere semplicemente un caso di deriva genetica, ma un segno che la specie umana si è effettivamente adattata ai nuovi aspetti del suo ambiente.

"Gli europei di 4000 anni fa erano diversi in importanti aspetti dagli europei di oggi, pur avendo discendenza complessiva simile",

hanno concluso gli autori.
Insomma, siamo nel campo delle ipotesi e ci stiamo navigando dentro da 30 anni. È bene essere consapevoli che non è il caso di fare scelte radicali che richiedono privazione di alimenti, senza che ci sia nulla di scientificamente certo alla base. Provate, sperimentate, variate, ma usate sempre il buon senso ed evitate soprattutto i guru dei miei stivali. Gente che nella vita ha poche gioie e raccogliere adepti privi di capacità critica è una di quelle.

giovedì 4 febbraio 2016

Aggiornamento importante sul nuovo farmaco per le MICI


Ho scritto al Prof. Monteleone, gastroenterologo e ricercatore presso Tor Vergata, nonché inventore del nuovo farmaco Morgensen di cui vi ho parlato in questo post, per avere notizie sulla fase 3 dello studio che coinvolge questa nuova molecola. Sapete bene che non sono un amante dei farmaci, ma se leggete l'articolo linkato sopra capirete che si tratta di un approccio promettente e povero di effetti collaterali. Il professore ne parla anche in questa intervista a Medicina33.

La fase 3 è l'ultimo step prima di poter mettere in commercio un medicinale. Richiede il coinvolgimento di numerosi pazienti, soprattutto per stabilire i dosaggi più idonei e meno invasivi. Da qui all'uscita sul mercato ci vorranno non meno di 3 anni, ma potrebbe essere una svolta per chi ha il Crohn o la RCU. Sia chiaro, la genesi di queste malattie rimane sconosciuta, per cui si tratta sempre di migliorare il trattamento dei sintomi, senza devastare il sistema immunitario.
Ma vi lascio alla sua risposta:

Gent.mo Leonardo,

la fase 3 dello studio è iniziata per ora in Canada ed è prevista l’apertura di 500 centri in tutto il mondo, inclusi quelli italiani, nei prossimi mesi. Nel nostro centro dovrebbe, tra qualche settimana, iniziare uno studio aggiuntivo da condurre su soli 16 pazienti. La fase sperimentale nella Colite Ulcerosa dovrebbe essere attivata nel giro di qualche mese ma per il momento non è prevista l’apertura di centri in Italia.

Buona giornata 
giovanni

martedì 19 gennaio 2016

La divulgazione scientifica ai tempi di internet


200 miliardi di dollari vengono sprecati ogni anno in studi scientifici mal costruiti o ripetitivi.

Cosa è e quanto incide l'effetto placebo sulle nostre scelte.

La truffa del collegamento tra vaccini e autismo orchestrata da Wakefield.

La bufala della carne rossa pericolosa.

Glutine, latticini... tutti CATTIVONI?

Questi e altri temi sono stati toccati nella mia relazione, fatta a Venezia il 6 giugno 2015, nell'ambito del convegno del gruppo psoriasi.

Buona visione.