sabato 26 maggio 2012

Vi presento Joe Black


Joe Black è la Morte. Lo so, si fa un po' fatica a crederlo vedendo il suo aspetto, ma è così. E' venuto sulla terra per portare via un uomo e, contemporaneamente, per soddisfare le sue curiosità. D'altronde, si sa: "Al mondo nulla è evitabile, tranne la morte e le tasse", come recita un altro personaggio del film, antagonista di Joe, citando un detto tipicamente americano e, solo in parte, italiano (visto che da noi il secondo elemento viene spesso e volentieri eluso). Prima o poi arriva per tutti. E questo non è un male. A pensarci bene è l'unico punto fermo che abbiamo. Nessuno può sapere prima se nascerà. Una volta nato, chissà che vita farà, chi incontrerà, dove vivrà e cosa realizzerà. Decine, centinaia di punti interrogativi e solo una certezza: prima o poi il nostro corpo prenderà una forma diversa da quella umana, si trasformerà in un altro elemento. Più banalmente moriremo. Nessuno aspetta questo momento con gioia, anche se alcuni di noi lo anelano per porre fine a delle sofferenze. C'è chi, allettato per motivi di salute, magari nel giorno del suo compleanno, si domanda il perché di tutto questo e, soprattutto, quando e come finirà. Sappiamo tutti quanto questo argomento implichi una serie di condizionamenti e di paure. La filosofia, la psicologia, la scienza: tutte materie che nascono per trovare una risposta e che, inevitabilmente, capitolano di fronte all'irrazionale. Magari una risposta non c'è. Forse la risposta è la vita stessa.
Ma all'essere umano, in fondo, piace l'instabilità, apparentemente cerca in continuazione punti di riferimento, probabilmente perché non vuole accettare l'unico che ha, uguale per tutti, "'a livella" come la chiamava Totò. E allora vi invito a riflettere proprio su questo: accettando la fine, si vive meglio e si riescono a fare scelte più lucide e serene. E' proprio quando abbiamo paura di qualcosa che questa si avvera nel peggior modo possibile. Tra l'altro, il fatto di sapere che la morte arriverà anche per noi, ci fa capire che nella vita si tende sempre a qualcosa. Non siamo mai fermi, mai! Anche se ci illudiamo che possiamo riuscire a "galleggiare", senza dover mettere mano a certe questioni, senza dover cambiare una virgola del nostro presente, in realtà questo non può accadere. Ci troviamo comunque su una strada, scelta in modo più o meno consapevole, e la stiamo percorrendo. E questa strada porta da qualche parte, sempre. Per questo insisto nell'invitarvi a fare delle scelte consapevoli per quanto riguarda la vostra alimentazione. Ci sono cibi gustosi e appetitosi, in grado di farci andare in visibilio, che si presentano come Joe Black: apparentemente inoffensivi. E non sto pensando al classico tiramisù oppure ai bucatini all'amatriciana, ma all'insospettabile riso in bianco con olio e limone, per esempio, di cui quasi tutti fanno uso quando vogliono mangiare leggero o se stanno male. Insomma, un alimento comunemente associato al mangiare sano, al massimo del "politically correct"! Oggi più che mai dobbiamo riuscire ad andare oltre le apparenze, a superare i luoghi comuni.......... ma arrivato a questo punto del post, ho avuto un desiderio irrefrenabile di chiamare mia zia, prossima agli 80 anni, e di chiedere a lei un'opinione. Così le ho telefonato e le ho posto la fatidica domanda: "Che idea ti sei fatta della morte?" e lei mi ha risposto: "A Leonardi' e che idea voi che me so' fatta?! Nun ce n'ho una, perché c'ho paura! Io nun vojo mori'. Me dispiace de lascia' le mie abitudini, la casa..... e tu che idea te sei fatto?"
E voi, che idea vi siete fatti?

4 commenti:

  1. Daniele_mattioni28 maggio 2012 21:52

    Ciao Leonardo, ma non ho capito bene cosa vuoi dire e quale alimentazione segui... riguardo alla morte, beh, è solo una malattia mentale. :)

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  2. Isabella Leonesi30 maggio 2012 15:50

    Sono morta ogni giorno in questi 44 anni. Ogni cambiamento, ogni abbandono, ogni disillusione è una morte. La morte fisica? Ho vissuto anche quella. Mio figlio, il più piccolo. Aveva solo dieci mesi. Veniamo su questa terra con questo corpo per adempiere ad una missione. Vorrei solo riuscire a capire la mia prima che sia troppo tardi.

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  3. fabrizio fabrizio5 giugno 2012 14:45

    Ad Aprile mi è stata diagnosticata la RCU, dopo 2 settimane di ricovero e dopo varie cure e controlli volti ad escludere altre complicazioni magari peggiori. Credevo di morire in quel periodo sono sincero. La cosa che più mi stupiva in questo mio pensiero durante il ricovero era che non mi spaventava tanto l'idea di morire, quanto quella di soffrire. Ho vissuto molto da vicino l'esperienza di un caro, malato di cancro poi morto. Ci sono situazioni che precedono la morte che, credo, siano ben peggiori della morte stessa, a cominciare dalla  perdita di dignità in poi...In conclusione vorrei dire questo, non è la morte a doverci preoccupare, ma come ci si presenta ad essa.

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  4. Caspita, volevo leggere tutto il blog prima di commentare un post ma in questo caso non posso aspettare. Per quanto sia dura da accettare la morte e l'unica cosa che permette gli esseri viventi di cambiare e adattarsi nell'ambiente in cui vivono. E qua mi collego al discorso di "non stare mai fermi", la morte è anche il momento in cui finiamo di poter cambiare. E quanto altro si potrebbe discutete della morte ... Intanto ho imparato a giocare a scacchi, nel caso mi voglia un'altra possibilità. Mi fermo prima che il mio commento diventi ciclopico.

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