domenica 10 giugno 2012

La sindrome di Münchhausen

John Neville in "Il barone di Münchhausen"

Sul numero di febbraio del 1951 della rivista scientifica "The Lancet", Richard Asher fu il primo a descrivere un particolare tipo di autolesionismo a cui diede il nome di sindrome di Münchhausen, in onore del barone vissuto tra il 1720 e il 1797 in Germania. Questo perché il nobile militare tedesco era noto per i suoi racconti fin troppo ricchi di fantastiche bugie, tanto da ispirare in seguito romanzi e film. Questa curiosa sindrome, che pare riguardi una percentuale variabile tra l'1 e il 5% delle persone che si recano da un medico, prevede da parte del paziente un'abilissima capacità di indursi pene e malattie, così da poter protrarre un rapporto e un legame intimo con la figura medica. Ci sono casi estremi di soggetti che sono arrivati a farsi operare seguendo la loro irrefrenabile spinta masochista. In genere sono persone molto acculturate, in grado di somministrarsi veleni capaci di procurare loro una patologia, ma non di ucciderli. Nella maggior parte dei casi è estremamente difficile riconoscerli, dato che hanno un atteggiamento tranquillo e simpatico, per cui sono spesso visti come piacevole compagnia nei reparti degli ospedali, dove si recano frequentemente per ricoveri. Ancora più incredibile è la sindrome di Münchhausen per procura (detta anche sindrome di Polle, dal nome del figlio del barone, morto ancora piccolo in circostanze mai rese note), a causa della quale un neonato subisce le pericolose attenzioni del genitore, in genere la mamma, che gli provoca una malattia per avere attenzioni dagli altri e godere così della stima di chi lo circonda, dato che si preoccupa per il suo piccolo.

Strana la mente umana, vero?! Quello sopra descritto è sicuramente un estremo, una patologia psichiatrica, ma il bisogno di attirare attenzioni su di se è un meccanismo noto a tutti. Molte persone malate sviluppano questa interdipendenza tra se stessi, la malattia e gli affetti e traggono dai loro malesseri un vantaggio egoistico. Non mi vergogno di dire che in passato è successo anche a me. Dopo il primo ricovero, per alcuni mesi, ricordo benissimo che "mi stava bene" trovarmi in una condizione patologica. Avevo tutti intorno e cercavo inconsciamente di ricreare le condizioni che si erano verificate quando ero in ospedale, avendo avuto la possibilità di avere intorno a me contemporaneamente mio padre e mia madre, senza litigi, ma solo per me, tutti per me. Passati alcuni mesi ho capito e ho reagito. Mi rendo conto che se si rimane fermi li, non ci vuole molto ad aggravarsi seriamente e a ritrovarsi in una sala operatoria, tra la vita e la morte. Ma questo non era ciò che volevo per il mio futuro, così come non lo vogliono tutti coloro che mi scrivono, cercando un modo per stare di nuovo bene. Però tra questi, a essere sinceri, ce ne sono alcuni che, anche se in forma lieve, mi ricordano Münchhausen. Sono quelli che ti scrivono dicendoti che vogliono stare bene, ai quali rispondo come fare e a chi rivolgersi, dopo di che passa un po' di tempo e ti scrivono di nuovo, elencando un numero incredibile di disturbi, magari nuovi, di cui stanno soffrendo e che, a detta loro, capiscono che non potranno mai superare. "Ma poi sei andato dal medico che ti ho suggerito?", domando io, "No, ma ho provato a fare da solo", quando sanno benissimo come la penso sul "fai da te"! Poi c'è anche chi dal medico c'è andato davvero e così ha due fonti di attenzioni dalle quali attingere: me e il dottore. Così mi ricontattano, lamentandosi, e poi scopro che hanno cominciato da 1 mese e mezzo, 2. Per capirci, parliamo di persone che soffrono di una patologia cronica da 5, 10, 20 anni e dopo una manciata di settimane non capiscono per quale motivo ancora non stanno bene! Allora approfitto di questo post per ribadire un concetto davvero fondamentale una volta per tutte: datevi 6 mesi di tempo, nell'arco dei quali avrete seguito al 99% (sono magnanimo e vi concedo l'1% di disobbedienza, anche se tanti seguono al 110% le indicazioni, visto che magari decidono di non concedersi neanche lo strappetto settimanale alla dieta dopo il primo mese, come feci anch'io all'epoca) i dettami che vi da il medico che vi segue in questo percorso. Acqua, alimenti, omega 3, sport, meditazione (anche in forma di hobby rilassante), ecc. Se siete incostanti, sparite senza dare vostre notizie, fate tutto bene ma bevete metà dell'acqua necessaria, non chiamate il medico quando avete dubbi o problemi e tanti altri errori che si compiono generalmente, non potete pretendere di risolvere alcunchè. Non vi nascondo che ci sono persone più fortunate, che stanno meglio in breve tempo (il record è stato 3 giorni, diconsi 3! Beato lui!) e altre che di quei 6 mesi hanno bisogno fino all'ultimo giorno, ma è anche vero che se uno molla prima, poi non può dire che ci ha provato ma non è andata bene, semplicemente perché non ci ha provato fino in fondo. Dirò di più, la parola provarci non mi piace, perché uno non prova a cambiare stile di vita, lo fa e basta. Se psicologicamente sei nella posizione di fare un tentativo, in realtà vuol dire che stai mantenendo ancora il vecchio dentro di te. E' come l'Italia di oggi, non è che proviamo a fare una rivoluzione culturale, la facciamo e basta. Altrimenti non funziona. "Mamma, esco un attimo, vado a provare a cambiare il mondo"!
Detto questo, capite bene che se uno decide in modo consapevole e autonomo di fare un cambiamento così importante del proprio stile di vita, impegnandosi a capire perché lo ha fatto e per quale motivo funziona, allora non ci sono motivi per fermarsi a metà strada e guardarsi indietro, ma è il caso di pensare "sto andando verso il traguardo, è solo questione di tempo". Avete mai visto un centometrista che corre guardandosi alle spalle? Per voi dev'essere la stessa cosa.
BANG!

3 commenti:

  1. Isabella Leonesi11 giugno 2012 09:18

    Finalmente uno che parla chiaro

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  2. LeonardoRubini11 giugno 2012 15:33

    Caro Cristino,
    non ho problemi a darti questo spazio, ma già in passato ti ho spiegato per quale motivo non concordo e ho scritto numerosi post sull'argomento. Come spiega il prof. Fontana nell'intervista che ho pubblicato, la semplice restrizione calorica porta benefici incredibili. Il problema da considerare è nel lungo periodo. Tra 5/10 anni come saranno i livelli di B12 in queste persone, per non parlare di mille altri fattori che l'assenza di proteine animali comporta. Come in passato, ti chiedo la cortesia di non sommergermi di tesine di Vaccaro o chi per lui. Una tesina non è uno studio scientifico e non ha nessuna caratteristica per essere credibile. Io non mangio un po' di tutto, anche se vario tantissimo, ma latticini, cereali e legumi sono scarsamente presenti nella mia alimentazione. Concludo con un consiglio: indicazioni dietetiche, soprattutto in caso di patologie, le può dare solo un medico, neanche un nutrizionista o un biologo (sentenza della Cassazione), per cui mi auguro che ne te ne altri stiate commettendo abuso della professione medica. La salute del prossimo è una cosa seria e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità nel caso decida di svolgere compiti che non gli competono.
    Mi dispiace per la mamma e auguri per tutto.

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  3. L'avevo già letto quando lo pubblicasti, ma ora l'ho riletto volentieri per rinfrescarmi la memoria.
    Da quasi due anni ormai seguo la "Zona" e sono stato proprio uno dei casi più difficili, nel senso che mi ci sono voluti quasi 2 mesi prima di iniziare a vedere dei risultati.
    Recentemente mi sono un po' lasciato andare, a causa di un periodo di stanchezza psicologica, e gli effetti negativi non hanno tardato a manifestarsi.
    Purtroppo ci sono dei momenti in cui mi sento veramente giù e non ho nessuna voglia di prepararmi un pasto secondo i dettami della dieta, per cui vado a spanne e mangio ciò che trovo... sbagliando!
    Però ri-leggo ora cose che avevo dimenticato. Tu qui scrivi: "Acqua, alimenti, omega 3, sport, meditazione (anche in forma di hobby rilassante), ecc." e mi rendo conto che di SPORT e MEDITAZIONE praticamente non ne faccio, e anche se faccio il pendolare per tenermi alla larga dalla città (Milano) in cui vivo, ma che non ho mai digerito, lo stress gioca un ruolo importante nella mia vita.
    Bene... allora adesso devo trovare un modo per rigenerarmi e sconfiggere lo stress!
    Non facile per uno come me, cresciuto ai piedi delle Dolomiti, ma mi rendo conto che se non voglio ammalarmi seriamente lo devo fare!
    Grazie Leonardo.

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