giovedì 2 agosto 2012

Tiramisù

Questo post dimostrerà scientificamente che circa il 50% delle persone, vista la foto qui sopra, faranno in modo di mangiare un tiramisù entro le prossime 48 ore, salvo vedere questa percentuale scendere drasticamente una volta arrivati in fondo alla lettura!

Un'immagine, un nome, un sapore e il gioco è fatto.

Uno dei miei dolci preferiti, insieme alla sachertorte, è proprio il tiramisù e l'altra sera, dopo parecchi mesi, l'ho mangiato. Era buono? Di più! E qui entra in gioco il fattore "sapore".
Su questo elemento si basa tutta l'industria alimentare. Quando un marchio vuole mettere sul mercato un nuovo prodotto ha a disposizione una serie di professionisti inimmaginabile. Tra questi troviamo il chimico, colui che sa come dosare determinati elementi, tra cui gli additivi, e conosce il modo per rendere il gusto di un prodotto così tasty (saporito) da creare una dipendenza. A questo riguardo vi consiglio la lettura di questo interessante articolo, dal quale vorrei estrarre alcuni punti per rifletterci insieme:
  • "Oltre alla loro dieta usuale, a base di cibi leggeri e sani, ai ratti sono stati offerti stuzzichini appetitosi a base di bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno più che gradito l'integrazione, cominciando ad assumere molte calorie e a prendere peso. In poco tempo è precipitata la loro sensibilità alla ricompensa, proprio come avviene in chi è dipendente da droghe."
Però! Mica male! Questa storia non mi è nuova e a voi? Mi ricorda quando andavo a scuola a piedi alle medie e, al ritorno, mi fermavo al bar e compravo ogni giorno una confezione di barrette al cioccolato al latte della kinder. All'inizio ne mangiavo 2, 3 e il resto lo portavo a casa, poi 4, 5, fino a finire l'intero pacchetto. Finché arrivò il giorno in cui uscì il nuovo formato, praticamente il doppio delle barrette. E la storia si ripeté. Sempre di più, ancora, non basta! Questo meccanismo inizia quando siamo bambini, quindi più indifesi e senza una capacità di autoregolazione. Un bambino non ti dirà mai "basta!", a meno che non si senta male. Avendo ben pochi freni inibitori, non si fa troppi problemi e va avanti finché ce n'è. L'adulto non è altro che il risultato di quegli anni e quelle che erano delle semplici abitudini, diventano delle scelte irrinunciabili. E' così, secondo la mia opinione, che si sono affermate alcune pessime tradizioni culinarie. Gli adulti, "drogati" da alcune associazioni di alimenti, arrivano a imporre culturalmente dei piatti, facendoli diventare tipici. E quello che, una volta, era lo strappo della domenica, è diventato un'abitudine quotidiana. Vedi pasta, pane, pizza, dolci, ecc. Ma andiamo avanti con l'articolo.
  • "E come in questi casi, il ritorno alla normalità non è stato semplice ne rapido: solo dopo due settimane dalla scomparsa degli stuzzichini dalla loro dieta nel cervello dei ratti si è ripristinato il meccanismo della ricompensa."
Be', questa è un'ottima notizia! Perché vi dico sempre di provare almeno per un mese a mangiare in un certo modo (vedi PaleoZona)? Perché darete al vostro cervello il tempo per disintossicarsi da determinati input che lo rendono dipendente dagli alimenti tasty e al vostro corpo di vivere quella meravigliosa trasformazione energetica che vi farà sentire di nuovo degli animali, perché questo siamo! Gli animali, in natura, non hanno le nostre malattie (cardiopatie, tumori, degenerazioni, ecc.), ma quelli domestici si. Chi ha animali in casa lo sa. Ma vi siete mai chiesti perché? Vi sembra normale dare i croccantini a cani e gatti, che appartengono alle famiglie dei felidi e dei canidi? Pazzia pura! Così come il consumo che facciamo noi di cereali, legumi e latticini. Contro natura. Questa si chiama "discordanza evolutiva", ne parla il dott. Ongaro in questo articolo, dove spiega che è "un fenomeno che emerge quando l’ambiente per cui un organismo è programmato cambia a velocità troppo elevata non permettendo all’organismo stesso un efficace e adeguato adattamento." Chiaro, no? Il nostro genoma è ancora fermo ai tempi in cui eravamo cacciatori-raccoglitori ed è un po' stravagante trovarci oggi sedentari, cronicamente stressati e con pizza e panini tra le mani. Siamo circondati da cibi che ingannano la nostra percezione grazie al sapiente dosaggio di grassi e zuccheri, ma che non potranno mai prendere in giro il nostro corpo, "solo" devastarlo! A questo proposito, concludo con le riflessioni sull'esperimento fatto sui ratti. Tenetevi forte, perché c'è da aver paura!
  • "I ricercatori hanno poi voluto capire che cosa accade quando, nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando è chiaro che questa è pericolosa per la salute. Hanno così associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare."
Nulla potrà fermare un drogato dal procurarsi la sua dose! Non convincerete mai qualcuno a seguire una corretta alimentazione se prima non capisce questo meccanismo. E non è detto che sia sufficiente, anzi. Ho un mio caro amico che ha dei problemi ai reni abbastanza seri e al quale basterebbero le famose 4 settimane di prova per rendersi conto che tutto può cambiare, in meglio, e che può tranquillamente vivere senza quei cibi che per lui sono oggi irrinunciabili. In pochi mesi ritroverebbe la salute e si assicurerebbe una longevità che oggi è a rischio. Ma in ospedale gli hanno riempito la testa e il corpo di inutilità, per cui si è convinto (per comodità, ovvio) che lui ha un'anomalia per la quale produce troppo calcio, quindi deve bere tanta acqua e prendere le medicine. Qualche vago accorgimento dietetico, tipo di evitare i fritti (ma va?!) e via con un ricovero all'anno. Bella vita, è?! Dipendenza a 360°: cibo, medicine, ospedale..... mi ricorda qualcuno.....

Ma torniamo al nostro caro tiramisù. Abbiamo parlato del sapore e di come questo sia in grado di influenzare il nostro comportamento, spingendoci a una coazione a ripetere, rendendoci dipendenti e pronti anche a soffrire pur di non rinunciare a questo "paese dei balocchi". Ora entriamo nel merito dell'immagine. Dopo il gusto, la vista. Qui ho ben poco da dire, nel senso che è fin troppo chiaro quanto la nostra società sia improntata sull'immagine. Ma vorrei anche uscire da questo luogo comune, perché tutto il mondo animale punta molto sull'immagine. Mi viene subito in mente il pavone, che usa il suo affascinante piumaggio per attirare sessualmente la femmina o il camaleonte che inganna i suoi predatori diventando tutt'uno con la superficie sulla quale si trova. E così via. Per cui gli animali usano l'immagine sia per difendersi che per attaccare, per conquistare, per sottomettere..... per vendere prodotti che ci fanno male e di cui non abbiamo alcun bisogno per essere veramente felici ;-) E ho detto tutto!

Concludo con il nome. Dopo il gusto e la vista, l'udito (per il tatto e l'olfatto lascio a voi l'immaginazione).
"Tiramisù", un nome, un programma. Stessa tecnica usata nel mondo pubblicitario per vendere. Dare un nome che crea un'aspettativa, ma che nasconde un prodotto privo delle reali caratteristiche sottintese. "Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.Joseph Göbbels.
Come dicevo all'inizio, quello che ho mangiato l'altra sera era davvero buono, ma non mi ha tirato su, decisamente no. La nottata è stata pessima e il giorno dopo non ho potuto fare tutto quello che avrei voluto, tornandomene mesto a casa, con la coda tra le gambe. Certo, qualche anno fa, quando mangiavo come mangiavo (meglio di tanti, almeno nell'ultimo periodo) mi avrebbe esaltato psicologicamente, facendomi godere come un riccio e facendomi pensare che avevo fatto la cosa migliore possibile per il mio benessere psico-fisico (gli inganni della mente!). Ma ormai so bene che è una gran menzogna, che ne il mio corpo ne il mio cervello hanno bisogno di questa roba, anche senza considerare i risvolti patologici che ho vissuto in passato.
Perché l'ho mangiato pur sapendo tutte queste cose? Perché non c'è problema a fare uno sgarro ogni tanto e perché era un ottimo tiramigiù!

P.S.: possibili reazioni a questo post: "Ma vai a cagare, fissato!" (già fatto, 3 volte dopo il dolce); "Interessante, devo approfondire..... mi mangio un bel tiramisù così poi mi concentro meglio!"; "Ma lo sanno tutti che i dolci fanno male!"; "Effettivamente mi è venuta voglia, adesso. Mmmmmhhh che bella foto! Si, ma io sono più forte, per cui resisto. Niente tiramisù, vado a farmi un gelato, tiè!"

6 commenti:

  1. Scusa Leonardo, ma tu scrivi una marea di articoli ma non vai all'essenziale. Qual è la dieta che si dovrebbe seguire?? Dovrebbe essere ben visibile sul blog, ma non vedo nulla

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    1. Hai ragione Carlo, ma anche tu non hai letto bene il blog, altrimenti capiresti che io non sono un medico e non do indicazioni specifiche. Se vuoi, mi scrivi un'email e posso indicarti un professionista al quale rivolgerti. Se invece cerchi di curare la tua salute con i consigli di un blogger, allora sei sulla cattiva strada ;-)

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  2. Sono pienamente d'accordo...gran bell'articolo!!!

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  3. verissimo! era il mio dolce preferito e lo sapevo pure fare buonissimo ma da anni ho scoperto che poi sto malissimo soprattutto se si usano uova industriali e non bio perché pure l'aspetto cambia e la crema resta molle....con le uova fresche vere invece la crema di mascarpone assume un aspetto più corposo.....il problema è che fino a che non ti ammali non ti rendi conto di come certi cibi siano veleno e solo troppo tardi lo capisci ed allora anche sgarrare diventa un terno al lotto.....

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  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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