sabato 16 giugno 2012

Quando il tubo perde

Ragazzi, mi dispiace, ma oggi dobbiamo parlare di cacca! Per essere precisi vi dico un paio di cose sulla Leaky Gut Syndrome, Sindrome dell'Intestino Permeabile. Quando il tubo perde, per capirci.
Definendo l'intestino come un organo impermeabile, naturalmente semplifichiamo un concetto molto più complesso, dato che in realtà l'intestino non è del tutto impermeabile. Numerose sostanze lo attraversano, ma solo quelle "autorizzate" dovrebbero poter passare. Nel momento in cui anche altre sostanze "vietate" riescono a varcare la soglia, ci troviamo di fronte a una cosiddetta perdita di impermeabilizzazione. Ed è un bel guaio!
In Italia, come al solito, di questa sindrome non si parla proprio, eppure sempre più ricerche confermano che sia alla base di numerosi disturbi e malattie: Crohn e colite ulcerosa, Candida, celiachia, infestazione da Giarda, eczema atopico, problemi digestivi, fatica cronica, allergie alimentari, intolleranze alimentari, asma, mal di testa, artrite e tutte le malattie autoimmuni.
Provate a immaginare un sistema fognario che attraversa la città, fatto di chilometri di tubi, ricchi di curve, avvallamenti e che serve milioni di cittadini. Cosa succede se questo perde in uno o più punti? Al di là del tanfo che questo comporterebbe, avverrebbero anche un'altra serie di gravi eventi, tra cui l'inquinamento delle falde acquifere, quelle che poi confluiscono nei nostri rubinetti oppure negli orti e nei terreni dai quali nascono verdure, frutta e altre leccornie di cui ci cibiamo. Disastro! La catena alimentare è compromessa e, con lei, anche la nostra salute.
Seguendo l'esempio sopra citato, cosa succede nel nostro corpo? Quando gli spazi tra le cellule della parete intestinale si ingrandiscono, si creano dei varchi che permettono ai peptoni (raggruppamenti di aminoacidi non ancora "smontati", pezzi di proteine, per capirci) di entrare nel sangue, attivando così il sistema immunitario. Se l'intestino ha perduto gran parte della sua capacità filtrante, ecco che l'invasione diventa eccessiva e il nostro corpo non ha abbastanza "soldati" per arginare il problema, così gli invasori in eccesso se ne vanno in giro liberamente, fino ad attaccarsi a qualche organo. Potrebbe essere lo stesso tratto digerente (Crohn, colite ulcerosa), i polmoni (asma), i tessuti epidermici (psoriasi), le articolazioni (artrite), ecc.
Ma veramente voi pensate che sia normale ammalarsi, invecchiare precocemente o perdere prima del tempo le nostre capacità motorie e intellettuali?! Non scherziamo. Nel mondo animale selvaggio questo non accade e i nostri attuali geni vengono da li. Usare un computer o viaggiare in aereo non ha modificato i nostri geni, così come l'avvento dell'agricoltura e dell'allevamento, però sta modificando la loro espressione, peggiorandola decisamente. Ma questo è sotto gli occhi di tutti, ormai.
Tornando all'incipit di questo post, fate in modo che la vostra cacca non attraversi l'intestino e se ne vada in giro per il corpo a far danni. Ci sono delle sostanze che non sono ancora state scomposte in modo corretto e altre che sono destinate a finire comunque nello sciacquone, ma se il vostro "tubo" perde, poi può succedere di tutto.
Ma perché l'intestino arriva a perdere la sua capacità filtrante? Infiammazione è la risposta. Tutto ciò che ingeriamo ha delle conseguenze sul nostro secondo cervello (così viene spesso definito l'intestino) e alcuni alimenti sono delle micro molotov, che negli anni creano infiammazione e contribuiscono ad aprire dei varchi. Naturalmente il discorso è molto più complicato di come ve lo sto proponendo, ma non voglio annoiarvi, più che altro voglio stimolarvi a capire. Se volete approfondire, su internet il materiale non manca, cercando sempre di andare alle fonti attendibili, che hanno riferimenti bibliografici. Ma diamo un'occhiata a quali sono queste bombe incendiarie:
  • tutti i cereali. Paradossalmente nella loro forma integrale sono ancora più dannosi, dato che gli antinutrienti così pericolosi sono proprio nella loro parte esterna, quella che viene eliminata con la raffinazione. Ma anche "ripuliti", questi semi sono vostri nemici, dato che hanno un alto carico glicemico, il quale attiva l'ormone dell'insulina e troppa insulina ha delle conseguenze infiammatorie. Naturalmente non parlo dello sgarro che uno si concede ogni tanto, ma dell'assunzione cronica di questa e delle altre sostanze che elencherò di seguito;
  • tutti i legumi, soia inclusa. Che vi devo dire ragazzi? Il DNA non l'ho scritto io, per cui anche questi alimenti rientrano tra i "cattivi", anche se la concentrazione di antinutrienti è leggermente più bassa che nei cereali. Lo so che ci sono popolazioni che vanno avanti con cereali e legumi, ma qui non stiamo parlando di come sopravvivere in caso di carestia, ma di come vivere al meglio finché abbiamo accesso al cibo in modo accettabile. E' assurdo che spendiamo in cose superflue e poi ceniamo con la pizza, lamentandoci che altri alimenti costano troppo;
  • i latticini. Il latte e i suoi derivati non sono un alimento sano. Al contrario di ciò che si pensa, decalcificano le ossa a causa del loro alto grado di acidità e la caseina (la proteina del latte) è alla base di numerose malattie. Se leggete "The China study", questo è l'unico dato veramente interessante, il resto è pura mistificazione, come già spiegato in un precedente post;
  • le solanacee. Quindi, patate, peperoni, pomodori, melanzane, peperoncini, ecc. Anche questi alimenti contengono degli antinutrienti che possono danneggiare l'intestino.
 All'elenco sopra riportato vanno aggiunti altri elementi, come i farmaci, gli antiparassitari usati nel'agricoltura convenzionale, alimenti o bevande contaminate da parassiti, ecc.
Adesso non fatevi prendere dallo sconforto, pensando che siete circondati da pericoli e non ce la farete mai. Una volta compreso il concetto fondamentale, e cioè che noi siamo ciò che mangiamo, il resto verrà da se, compiendo ogni giorno un passo verso il miglioramento della qualità di ciò che mettiamo nel nostro corpo. Vivo anch'io in questo mondo e vi assicuro che si può tranquillamente fare, senza dover essere "perfetti".
Concludo con il concetto a me più caro di tutto questo discorso: se il vostro intestino ha subito negli anni, o ha ereditato, danni notevoli (eh già! Sapete che nascono bambini che hanno già le ulcere al colon?), non pretendiate che con un tocco di bacchetta magica tutto torni a posto. La fase di ri-permeabilizzazione può richiedere anche tempi lunghi, per cui non ha senso che vi scoraggiate se dopo 3/6 mesi di attenta alimentazione ancora non vedete i risultati sperati. Se avete capito quello che ho scritto e ritenete che abbia un valore, dovete solo insistere, insistere e insistere. Solo e soltanto voi potete dare un valore alla vostra voglia di stare bene e di non soffrire più. Personalmente ero pronto a tutto e se mi avessero detto di seguire una PaleoZona stretta per 12 mesi, non avrei battuto ciglio. Per fortuna ne sono bastati 3 per riveder le stelle e nella maggior parte dei casi è così. Per alcuni è più difficile, per questo vi dico di non demoralizzarvi, la vostra soddisfazione sarà ancora più grande di quella degli altri e la stima nei vostri confronti vi darà una carica che vi aiuterà a realizzare tutto ciò che vorrete. Sconfiggere un male fa volare, aiutare gli altri a farlo ti fa crescere.

domenica 10 giugno 2012

La sindrome di Münchhausen

John Neville in "Il barone di Münchhausen"

Sul numero di febbraio del 1951 della rivista scientifica "The Lancet", Richard Asher fu il primo a descrivere un particolare tipo di autolesionismo a cui diede il nome di sindrome di Münchhausen, in onore del barone vissuto tra il 1720 e il 1797 in Germania. Questo perché il nobile militare tedesco era noto per i suoi racconti fin troppo ricchi di fantastiche bugie, tanto da ispirare in seguito romanzi e film. Questa curiosa sindrome, che pare riguardi una percentuale variabile tra l'1 e il 5% delle persone che si recano da un medico, prevede da parte del paziente un'abilissima capacità di indursi pene e malattie, così da poter protrarre un rapporto e un legame intimo con la figura medica. Ci sono casi estremi di soggetti che sono arrivati a farsi operare seguendo la loro irrefrenabile spinta masochista. In genere sono persone molto acculturate, in grado di somministrarsi veleni capaci di procurare loro una patologia, ma non di ucciderli. Nella maggior parte dei casi è estremamente difficile riconoscerli, dato che hanno un atteggiamento tranquillo e simpatico, per cui sono spesso visti come piacevole compagnia nei reparti degli ospedali, dove si recano frequentemente per ricoveri. Ancora più incredibile è la sindrome di Münchhausen per procura (detta anche sindrome di Polle, dal nome del figlio del barone, morto ancora piccolo in circostanze mai rese note), a causa della quale un neonato subisce le pericolose attenzioni del genitore, in genere la mamma, che gli provoca una malattia per avere attenzioni dagli altri e godere così della stima di chi lo circonda, dato che si preoccupa per il suo piccolo.

Strana la mente umana, vero?! Quello sopra descritto è sicuramente un estremo, una patologia psichiatrica, ma il bisogno di attirare attenzioni su di se è un meccanismo noto a tutti. Molte persone malate sviluppano questa interdipendenza tra se stessi, la malattia e gli affetti e traggono dai loro malesseri un vantaggio egoistico. Non mi vergogno di dire che in passato è successo anche a me. Dopo il primo ricovero, per alcuni mesi, ricordo benissimo che "mi stava bene" trovarmi in una condizione patologica. Avevo tutti intorno e cercavo inconsciamente di ricreare le condizioni che si erano verificate quando ero in ospedale, avendo avuto la possibilità di avere intorno a me contemporaneamente mio padre e mia madre, senza litigi, ma solo per me, tutti per me. Passati alcuni mesi ho capito e ho reagito. Mi rendo conto che se si rimane fermi li, non ci vuole molto ad aggravarsi seriamente e a ritrovarsi in una sala operatoria, tra la vita e la morte. Ma questo non era ciò che volevo per il mio futuro, così come non lo vogliono tutti coloro che mi scrivono, cercando un modo per stare di nuovo bene. Però tra questi, a essere sinceri, ce ne sono alcuni che, anche se in forma lieve, mi ricordano Münchhausen. Sono quelli che ti scrivono dicendoti che vogliono stare bene, ai quali rispondo come fare e a chi rivolgersi, dopo di che passa un po' di tempo e ti scrivono di nuovo, elencando un numero incredibile di disturbi, magari nuovi, di cui stanno soffrendo e che, a detta loro, capiscono che non potranno mai superare. "Ma poi sei andato dal medico che ti ho suggerito?", domando io, "No, ma ho provato a fare da solo", quando sanno benissimo come la penso sul "fai da te"! Poi c'è anche chi dal medico c'è andato davvero e così ha due fonti di attenzioni dalle quali attingere: me e il dottore. Così mi ricontattano, lamentandosi, e poi scopro che hanno cominciato da 1 mese e mezzo, 2. Per capirci, parliamo di persone che soffrono di una patologia cronica da 5, 10, 20 anni e dopo una manciata di settimane non capiscono per quale motivo ancora non stanno bene! Allora approfitto di questo post per ribadire un concetto davvero fondamentale una volta per tutte: datevi 6 mesi di tempo, nell'arco dei quali avrete seguito al 99% (sono magnanimo e vi concedo l'1% di disobbedienza, anche se tanti seguono al 110% le indicazioni, visto che magari decidono di non concedersi neanche lo strappetto settimanale alla dieta dopo il primo mese, come feci anch'io all'epoca) i dettami che vi da il medico che vi segue in questo percorso. Acqua, alimenti, omega 3, sport, meditazione (anche in forma di hobby rilassante), ecc. Se siete incostanti, sparite senza dare vostre notizie, fate tutto bene ma bevete metà dell'acqua necessaria, non chiamate il medico quando avete dubbi o problemi e tanti altri errori che si compiono generalmente, non potete pretendere di risolvere alcunchè. Non vi nascondo che ci sono persone più fortunate, che stanno meglio in breve tempo (il record è stato 3 giorni, diconsi 3! Beato lui!) e altre che di quei 6 mesi hanno bisogno fino all'ultimo giorno, ma è anche vero che se uno molla prima, poi non può dire che ci ha provato ma non è andata bene, semplicemente perché non ci ha provato fino in fondo. Dirò di più, la parola provarci non mi piace, perché uno non prova a cambiare stile di vita, lo fa e basta. Se psicologicamente sei nella posizione di fare un tentativo, in realtà vuol dire che stai mantenendo ancora il vecchio dentro di te. E' come l'Italia di oggi, non è che proviamo a fare una rivoluzione culturale, la facciamo e basta. Altrimenti non funziona. "Mamma, esco un attimo, vado a provare a cambiare il mondo"!
Detto questo, capite bene che se uno decide in modo consapevole e autonomo di fare un cambiamento così importante del proprio stile di vita, impegnandosi a capire perché lo ha fatto e per quale motivo funziona, allora non ci sono motivi per fermarsi a metà strada e guardarsi indietro, ma è il caso di pensare "sto andando verso il traguardo, è solo questione di tempo". Avete mai visto un centometrista che corre guardandosi alle spalle? Per voi dev'essere la stessa cosa.
BANG!