lunedì 23 luglio 2012

Appello al sen. Ignazio Marino


Ho sempre pensato che nell'ingenuità ci sia un non so che di pulizia, di positività e di costruttività. Mentre nella malizia un eccesso delle qualità opposte. Ma un conto è essere ingenui, mentre un altro è avere un approccio ingenuo alle cose e alle persone, ben sapendo come va il mondo. Questo è il mio modo di agire, sempre pronto a sviluppare una malizia, li dove è inevitabile, ma volutamente ingenuo nel momento in cui si prospetta una potenziale collaborazione. Si deve essere aperti se si vuole costruire qualcosa di nuovo, altri atteggiamenti non pagano, anche a costo di sembrare stupidi.
In questo mio appello al senatore Marino, che attualmente svolge il ruolo di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità del Senato, potrete valutare tanto la mia proposta, quanto la relativa risposta. Personalmente ho fatto due riflessioni, la prima riguarda la politica: come può pensare l'attuale classe dirigente di proseguire nel suo mandato se non sa dare risposte concrete alle esigenze che il presente impone? La seconda è più grave e ha a che fare con l'orgoglio: se un bravo medico chirurgo come il senatore Marino non ha alcuna fiducia nel sistema italiano, tanto da consigliare di rivolgermi a strutture all'estero per realizzare uno studio scientifico serio, per quale futuro stiamo lavorando oggi? Siamo così incapaci (o corrotti) da non saper prendere 10, 20, 50 pazienti e fargli seguire per 6 mesi un certo regime alimentare, facendo analisi ed esami prima, durante e dopo, per infine trarne le dovute conclusioni? No, non ci credo e non ci sto. Questa è la brutta copia di ciò che siamo oppure è la proiezione di ciò che potremmo diventare se non ci diamo una mossa!

"Gentile senatore Marino,
mi chiamo Leonardo Rubini e ho recentemente aperto un blog che si occupa di alimentazione e salute, partendo dalla mia esperienza personale di ex malato di rettocolite ulcerosa. Il blog è molto seguito, avendo ricevuto quasi 200.000 visite in meno di un anno. Il mio ruolo è quello di portavoce, di megafono, che vuole rappresentare un numero sempre maggiore di malati cronici, sia relativamente alle malattie infiammatorie croniche intestinali (mici), sia di altre patologie, più o meno invalidanti, che richiedono continui esami, visite, farmaci, ricoveri e, in alcuni casi, interventi chirurgici. Questo numero è un vero e proprio macigno sul bilancio delle Regioni e, quindi, sull’Italia. Nel mio piccolo, avendo applicato un protocollo alimentare in realtà molto semplice, ho indotto una remissione alla mia patologia che durerà fin quando manterrò il mio attuale stile di vita. Questo significa migliaia di euro di risparmio per il SSN, più produttività sul posto di lavoro e, quindi, meno assenze per malattia, anche queste un costo non indifferente.
Se moltiplichiamo questo risparmio con il numero dei malati cronici in Italia, che attualmente si aggira intorno ai 25 milioni (fonte), il possibile risparmio in termini economici contribuirebbe ad abbattere la vera malattia cronica del nostro Paese, che è il debito pubblico.
Viste le attuali conoscenze scientifiche in campo alimentare, in termini di cura e prevenzione, prima o poi il nostro sistema sarà costretto a confrontarsi con questa (relativamente) nuova realtà, ma l’urgenza, sanitaria ed economica, grava su di noi adesso, per cui non credo ci sia una ragione valida per aspettare oltre.
Come lei sa molto meglio di me, in campo scientifico vale ciò che è dimostrabile e riproducibile, anche da altri ricercatori in altri ambiti. L’oggettività del risultato, e non la sua parzialità, è da sempre il perno del progresso della medicina. Il mio medico (...omissis...) da anni ottiene risultati incredibili con la semplice applicazione di protocolli alimentari su varie patologie (ipertensione, malattie cardiache, diabete, mici, malattie autoimmuni, ecc.), impegnandosi in continui studi e aggiornamenti. In agosto, per esempio, avrò la possibilità di vivere un’esperienza fantastica seguendolo al prossimo Ancestral Health Symposium a Boston (USA), dove l’argomento sarà proprio quello di cui le sto scrivendo ora. Per cui arrivo dritto al punto: è necessario creare un punto fermo, un riferimento nuovo per la classe medica italiana, attraverso uno studio scientifico. Il mio appello, apparso sul blog di Beppe Grillo il 30 giugno 2012, rivolto ad associazioni, fondazioni, strutture sanitarie e università, affinché si possa realizzare questo studio, è, per ora, andato a vuoto. Molti si augurano che si possa fare, ma ufficialmente nessuno si vuole esporre. Sappiamo bene il motivo, visto che le case farmaceutiche dettano le regole sia nelle università che negli ospedali, decidendo quali ricerche vanno fatte e riducendo così l’autonomia di medici e di comitati etici preposti a valutare le richieste di nuovi studi scientifici. Questa catena va rotta, l’egemonia dei meri interessi economici sulla salute dei cittadini non è più tollerabile. Se vogliamo, è anche una questione di concorrenza: se chi produce farmaci per malati cronici ritiene di poter far meglio di chi propone un protocollo alimentare, deve anche accettare il confronto e ognuno deve poter avere l’accesso a determinate informazioni per poter scegliere quale strada percorrere.
Ho scelto di scrivere a lei, visto il suo importante ruolo di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità del Senato, ma anche perché mi ha colpito molto una sua dichiarazione, nella quale spiegava che bisogna “riaffermare con vigore la necessità che la politica si tenga fuori dalla gestione della sanità pubblica”. Certamente in quella occasione si riferiva ad altre questioni, ma il concetto che sancisce l’autonomia di azione della sanità pubblica è sacrosanto, sia riferendosi alla politica che ai poteri economici.
Concludo abbracciando l’appello fatto dal Partito Radicale Transnazionale, al quale anche lei ha aderito, dove si chiede di dedicare un giorno di servizio alla propria comunità, sulla scia di quanto fatto da Obama negli USA. Ad oggi ho felicemente dedicato mesi interi alla mia comunità, scrivendo articoli e rispondendo a circa 600 persone via email, impegnandomi in prima linea dal 1° ottobre 2011, giorno in cui riuscii a ottenere uno spazio fondamentale, sempre sul blog di Grillo, per una mia prima intervista. Da allora, circa 10 mesi, posso contare già decine di persone che hanno ritrovato il loro stato di salute e casi di pazienti che avevano addirittura prenotato una colectomia, riuscendo ad annullare l’intervento, solo grazie a un corretto stile di vita.
Felice di un suo eventuale interessamento, rimango a disposizione per eventuali richieste o chiarimenti. Avendo dovuto sintetizzare il più possibile concetti di ampio respiro, mi auguro di essere stato chiaro, ma non mi aspetto di essere stato esauriente.
Buon lavoro, Leonardo Rubini."



Ecco la risposta:

"Gentilissimo Leonardo,

è stato un piacere incontrarla oggi in occasione del primo convegno di I-Think. Grazie per l'interesse dimostrato nei confronti di questa nuova realtà!

Ho letto con attenzione - e sincera curiosità - la sua nota che solleva un tema al quale ho in effetti pensato molto spesso, soprattutto in tempi recenti.
Io stesso faccio largo uso di integratori e cerco di seguire un'alimentazione particolarmente sana, avendo modificato diverse mie antiche abitudini.

Ritengo che il tipo di studio che le interesserebbe (far) realizzare, possa avere più chance di successo (in termini sia di valutazione che di riuscita), se proposto ad un centro universitario che già preveda un dipartimento di Medicina Alternativa o Integrativa, come in diverse culture essa viene definita.
Penso, per esempio, alla mia università di appartenenza, a Philadelphia: il Jefferson Medical College infatti comprende il Dipartimento di Medicina Integrata Myrna Brind. Le copio di seguito il link che spero le possa essere utile per trovare spunti o prendere contatti da sviluppare:


Con i miei migliori auguri e saluti, e molti complimenti per il lavoro svolto finora ed il seguito raccolto!


Prof. Ignazio R. Marino"


lunedì 16 luglio 2012

Mens sana in corpore sano


Sto cominciando a pensare di cambiare la descrizione di questo blog da "Rettocolite ulcerosa: come ho eliminato sintomi e farmaci" a "Ogni patologia può migliorare con una corretta alimentazione", dato che continuo a ricevere email che trattano problemi di salute di ogni tipo, non solo le "care" MICI.
Quella di oggi è la storia di Corrado, 45 anni, che ha affrontato quello che io ritengo essere il problema più difficile in assoluto da superare, la prova più ardua per un essere umano: uscire dalla depressione! Così come dice anche lui, rispondendo a una mia richiesta di pubblicare un suo video, "Nessuno ha voglia di stare accanto a un depresso. Nemmeno io che lo sono stato :-) Per questo temo ad espormi troppo. Non so. Credo mi verrebbe più facile andare in video per dire che ho sconfitto un cancro".
Un male fisico lo vedi e lo senti, hai l'idea che, in un modo o nell'altro, puoi affrontarlo. Il dramma nasce quando hai un male che ti porta a non vedere e a non sentire, che ti toglie la voglia di vivere, che ti spegne il sorriso. Si può entrare in una spirale così devastante per motivi legati a una cattiva alimentazione? Vi racconta tutto il grande Corrado, a lui va la mia stima assoluta!

"Buongiorno Leonardo,
ho avuto conoscenza del tuo blog dal sito di Grillo.
Non mi sorprende la tua storia.. Ho lottato invano e per 15 anni contro una depressione terribile, farmaco resistente. Ho avuto poi la fortuna di imbattermi nel dottore giusto. Avrei fatto di tutto allora. Ho voluto provare anche il suo metodo fondato sull’eliminazione di quello che lui chiama “allergene primario”. Sono uscito dal suo studio con una diagnosi di intolleranza a latte, derivati e lattosio. Ho iniziato una severa dieta di eliminazione, onestamente con grande scetticismo. Non ci credevo. Incredibilmente, dopo 3 mesi, ho cominciato a dormire (ero insonne da 10 anni). L’umore migliorava. Sparita l’oppressione in zona occipitale che non mi faceva vivere (mi si diceva fosse conseguenza della depressione).
Quindi, sparita l’orticaria che, insieme alla dissenteria, mi affliggeva da 2 anni. Sparite anche le afte alla bocca che mi davano il tormento (anche 3-4 insieme). E, infine, anche l’herpes labiale – mi usciva 3-4 volte l’anno - è scomparso. So che l’herpes è sempre lì. Ma non esce. Il mio sistema immunitario lo tiene a bada. Mi è tornata forza e voglia di vivere. In 1 anno e mezzo, gradualmente, ho eliminato gli antidepressivi. Sono 3 anni che non prendo né antidepressivi né ansiolitici. La dieta è dura e a volte mi scoraggio. Ma sono guarito, sto bene. E questo mi dà la forza di stare a dieta. 
Quando racconto la mia storia mi capita di imbattermi in sorrisini ironici od ostentata incredulità. Un gastroenterologo, giusto alcuni mesi fa, facendomi l’anamnesi, mi disse sprezzante: “Lei come fa a dire di essere guarito dalla depressione? Ce l’ha una diagnosi di guarigione?”, gli ho risposto: “Si vede che lei non è mai stato depresso. Se lo fosse stato, non mi farebbe questa domanda. Un depresso sa quando è guarito, semplicemente perché non è più depresso!”.
Ho imparato, sulla mia pelle, che l’alimentazione sbagliata può fare ammalare. Mi sono chiesto, in questi anni, se davvero fosse un'intolleranza o se quel medico avesse da anni intuito quello che tu dici sul tuo sito: che alcuni gruppi di alimenti creano problemi e che su alcuni individui i problemi possono essere molto gravi.
Resta il rimpianto di tanti anni buttati, i più importanti: dai 26 in poi. La sensazione di non sapere bene dove si è stati in tutto quel periodo. Ma pace: sono qui. Io non ho verità assolute da dispensare. Non pretendo di dire che esiste una sola causa della depressione ed un solo modo per guarire.
È senz’altro una malattia multifattoriale. Conosco perfettamente la plasticità del cervello: se senti una canzone triste, ti intristisci, ovviamente.
Il cervello non è un organo avulso dalla realtà esterna e da quello che viviamo. Se ci fa schifo il nostro lavoro o la nostra donna, difficilmente potremo stare bene.  Ma il mio stato era ingestibile ed andava oltre questo. La mia vita ora non è migliore di quella che facevo 15 anni fa. Anzi. Sono più vecchio,  c’è una crisi terribile - ho un’azienda con molti dipendenti e quindi stress alle stelle – e non ho una situazione sentimentale stabile e soddisfacente. Insomma non ho di fatto stimoli ambientali positivi. Ma sto bene. Ho, come tutti, buone giornate e brutte giornate, ma non sono depresso. Non sto giornate intere a letto a fissare il soffitto.  So che la psicoterapia può funzionare, così come alcune medicine. Con me però non funzionava nulla. Io ero “intossicato” e così mi definivo agli psichiatri, senza sapere di esserlo davvero. Gli psicofarmaci con l’eccipiente lattosio aggravavano il quadro, innescando un circolo vizioso senza via di uscita.
Ecco, credo allora che forse, nel caso di depressioni che non rispondano ad alcuna terapia farmacologia o psicologica, sia importante volgere l’attenzione anche all’alimentazione, per vedere se il problema arrivi da lì.  
Questa è la mia storia.

Buone cose a te e al tuo blog.

Corrado"