mercoledì 17 ottobre 2012

Ma che vuol dire "malato cronico"?


Ci sono argomenti che sono decisamente più delicati di altri e, tra questi, le malattie ricoprono un posto d'onore. Tutti abbiamo esempi più o meno diretti di sofferenze dovute a patologie di diversa entità e una delle reazioni psicologiche maggiormente messa in atto è quella della chiusura, del silenzio. C'è una sorta di atteggiamento di rispetto e di sottomissione al male, naturalmente stimolato dalla paura di soffrire e di morire. Ma c'è una cosa che ho imparato nella vita: le probabilità che si avveri un evento di cui abbiamo paura è decisamente superiore alla possibilità che non si realizzi se noi quella paura l'affrontiamo, la capiamo e la superiamo. Temi che il tuo partner, prima o poi, si stuferà di te e ti molli? Sei convinta/o che non troverai mai la persona giusta? E' inevitabile che assumerai una serie di atteggiamenti che stimoleranno queste eventualità, prima di tutto perché vivi nello stress, e questo già ti rende noioso e pesante. Ogni tua azione sarà pregna di insicurezze e chi ti sta intorno lo percepisce. Magari troverai chi è come te e vivrete felici nella vostra infelicità, due zoppi che percorrono insieme la vita, ma pensa quanto sarebbe bello affrontare quelle paure, prima con se stessi e poi con l'altro, ed esplodere in una crescita comune, maturare se stessi e realizzare le proprie potenzialità. Uscire dal guscio.
Ecco, già l'argomento era delicato in partenza, ora c'ho aggiunto l'ammmore..... mi sono sistemato!
Torniamo a noi.
Vi ho da poco parlato, in un precedente post, dell'assurdità del nostro Sistema Sanitario, che prevede un approccio assolutamente dittatoriale nei confronti di una libera scelta di cura, sia da parte del paziente che da parte del medico. Naturalmente, quando parlo di cure alternative, mi rivolgo sempre a metodi che abbiano una base scientifica, con studi alle spalle ed un'esperienza clinica dimostrabile. In quel post citavo la storia di Barbara Bartorelli, che è riuscita a curare il suo cancro seguendo un protocollo diverso da quello impostogli e che adesso sta lottando con la prepotenza della burocrazia che pretende indietro quasi 50.000 euro, visto che lei ha usato un metodo alternativo (cura Di Bella), tra l'altro facendo risparmiare parecchi soldi alla sua AUSL, dato che le classiche cure sono molto più costose!
Poi mi imbatto in un bellissimo documentario divulgato nel blog di byoblu, dal titolo "La scienza del panico". Vi consiglio caldamente di dedicare un'ora e venti del vostro tempo alla visione di questo filmato, perché riassume molto bene com'è funzionato (e purtroppo funziona ancora!) il sistema medico negli ultimi 30/40 anni. E' assolutamente scioccante riscontrare ciò che, ormai, ognuno di noi pensa in cuor suo, e cioè che c'è qualcosa che non va nel modo in cui veniamo curati, però è allo stesso tempo liberatorio e ci conferma che l'adozione di un corretto stile di vita è la migliore assicurazione sul futuro che ci possiamo creare.

E allora che vuol dire essere un malato cronico?
Immaginate di nascere e crescere su un bellissimo albero, una maestosa quercia. Inizialmente siete attaccati al suo imponente tronco, fino a quando un ramo non spunterà sotto di voi. Questo non sarà altro che un delicato elemento all'inizio, che si rafforzerà con voi, che vi darà modo di allontanarvi e sul quale potrete fare sempre più affidamento. Quel ramo è la vostra salute! Un giorno non molto lontano sarà così forte e vigoroso da permettervi qualunque acrobazia su di esso e potrà essere il vostro trampolino di lancio per volare. Fino alla morte, rimarrà la base su cui poggerete e qualunque vostra evoluzione avrà sempre un ritorno felice su quello che è divenuta la vostra piccola quercia.
Certo, a volte non va così, negli ultimi tempi sempre meno direi, se ci guardiamo intorno. Escludendo chi ha la sfortuna di nascere con un ramo non buono (parlo di malattie genetiche), possiamo dire che tutti gli altri hanno un potenziale destino favorevole di fronte a loro. Il problema è che, in modo decisamente inconsapevole, almeno inizialmente, ci sediamo su questo ramo e cominciamo a segarlo. Assurdo! Certo, questa operazione suicida viene molto ben stimolata da una quantità di input esterni incredibili (tutti i vaccini che ci fanno fare sono davvero necessari e utili o, al contrario, possono essere addirittura dannosi? Le indicazioni alimentari fin dai primi mesi e lo stile di vita che viene consigliato alla mamma prima e dopo il parto sono adeguate? Vogliamo parlare di ciò che ci spingono a mangiare i media e le loro pubblicità? O delle medicine che ci rifilano fin da piccoli? - Segue elenco infinito!). Per cui, ci ritroviamo con questa sega in mano e vai col ritmo ZU ZUMM ZU ZUMM ZU ZUMM.....
In parole povere, un malato cronico è una persona seduta sul ramo che sta segando, cioè chi per troppo tempo ha vissuto al di fuori delle proprie possibilità fisiche e psicologiche, arrivando al limite del sopportabile, per cui si ritrova a dover fare i conti con una sua predisposizione a una determinata patologia e perciò a dover riprendere in mano la propria vita e ad adottare delle strategie più rigide di altri per ripristinare uno stato di salute. Se poi, a un nostro stato patologico, aggiungiamo che il 99% dei medici ci rifila dei farmaci che non curano un bel niente, servono solo a tamponare dei buchi, ma hanno degli effetti collaterali importanti, che a lungo termine possono dare delle conseguenze ancora più devastanti e che tendono a cronicizzare loro stessi la nostra patologia, ecco che il quadro è completo! Per esempio, spesso rifletto su come sarebbe stata la mia vita se nel 1997 il primario gastroenterologo che mi diagnosticò la rettocolite ulcerosa in seguito alla colonscopia, fosse stato una persona preparata e intellettualmente onesta e mi avesse invitato a fare ciò che ho fatto ben 12 anni dopo! Ora il mio colon sarebbe molto più resistente, io avrei sprecato molto meno tempo dietro a farmaci e ospedali e molti soldi, miei e vostri, si sarebbero potuti spendere per ben altri scopi! A questo proposito, ci tengo a raccontarvi un aneddoto fresco fresco. Non è il massimo divulgare certe cose personali, ma questo blog è nato con un obiettivo ben preciso e so che le mie disavventure possono essere molto preziose per tanti.

Giusto un mese fa, dato che con il cortisone ancora non riuscivo a far rientrare la situazione nella norma, ho aggiunto la "cara" mesalazina, sia compresse, che supposte, che clismi. La situazione è migliorata in questi 30 giorni, non c'è dubbio, ma troppo lentamente e con continue fasi altalenanti. Due giorni fa, la mattina ho notato un aumento del sangue, anche se erano diminuite le scariche a 2 al giorno. Questo mi ha allarmato, perché ne ho visto molto più di quello che ho fatto dall'inizio della ricaduta. Soprattutto mi sono domandato: come mai? Sto mangiando benissimo, dormo, sono ancora con 50mg di cortisone più 800mg x 5 di mesalazina, più una supposta la sera..... ma che succede??? Allora la sera stessa mi rifaccio un  clisma con dentro il cortisone, evidentemente la supposta non basta, penso io. La mattina mi sveglio con una perdita di sangue nel letto, mai successo prima se non in ospedale ai tempi del mio primo ricovero, quando dovettero mettermi il pannolone per 2 notti! Mi alzo di scatto, smonto il letto di corsa, ma ormai il sangue è arrivato fino all'ultimo strato (per fortuna il materasso si è salvato) e finisco in bagno con una marea di sangue! Il mio primo pensiero è stato: la mesalazina! Già, tra i suoi effetti indesiderati c'è questa dicitura: "L'insorgenza di reazioni di ipersensibilità (eruzioni cutanee, prurito) o di episodi di intolleranza intestinale acuta con dolore addominale, diarrea ematica, crampi, cefalea, febbre e rash, richiede la sospensione del trattamento". Scusate tanto, ma vaffanculo!!! Tu pensa l'assurdo, mi sto "curando" con un farmaco che può acuire i miei sintomi. A matti, a scemi, a delinquenti!!! Inoltre mi leggo gli eccipienti dell'asacol compresse e il primo della lista è il lattosio! Ahahah! Uno degli alimenti peggiori per chi ha problemi di salute, e non solo! Se questo non è un modo per renderti cronico, chiedo aiuto a voi per trovare un'altra interpretazione. C'è un medico in sala che vuole rispondere per favore? Ovvio che decido immediatamente di sospendere la mesalazina in tutte le sue forme. Conseguenze? Sangue quasi completamente sparito il giorno dopo e stamattina mi sono alzato per andare in bagno e ne ho visto zero! Considerando che in genere è la mattina che ne faccio di più. Zero! Ora non so come andranno i prossimi giorni, naturalmente sono sotto osservazione e mi do una bella grattata a scanso di equivoci (in più mi prendo tutte le energie positive che mi state mandando e faccio specchio riflesso a tutti i gufi. Non so se vi sorprenderà, ma ce ne sono e a volte mi scrivono pure!), ma questo è quanto.

Tornando all'esempio del ramo e a come ci troviamo a segarcelo da soli con il nostro stile di vita sballato, personalmente c'ho dato giù parecchio in passato (sto parlando del ramo.....! :-), per cui non è che posso lamentarmi oltre il dovuto se poi sono più delicato di altre persone. La mia recente ricaduta, che ho raccontato qui e qui, lo testimonia. C'è di buono che questo benedetto ramo è in grado di rigenerarsi, se non è stato tagliato fino ai limiti, per cui si tratta di proseguire sulla strada giusta e adottare sempre di più comportamenti favorevoli a questo processo. Ormai sono più di 3 anni che ho cambiato stile di vita, ma di certo adesso sono più consapevole di prima, per cui mangio ancora meglio e posso mettere in atto strategie migliori per stare bene. Quando mi scrivete e decidete di iniziare con una nuova alimentazione, spesso vi dico che avete appena scelto di cominciare un viaggio, non una dieta. E quest'avventura prevede, prima di tutto, che l'affrontiate con l'entusiasmo e la positività necessari, qualunque sia il vostro stato di salute, e poi che vi liberiate di quella diabolica lama dentata che tenete in mano. Basta stare seduti sul ramo a tagliare, alzatevi in piedi e guardate l'orizzonte, c'è un panorama bellissimo che vi aspetta!



mercoledì 10 ottobre 2012

The dark side of the moon


"E se la diga si squarciasse molto prima del previsto
E se non ci fosse posto sopra la collina
E se anche la tua testa esplodesse di oscuri presagi
Ci incontreremo sul lato oscuro della luna"

Che cosa c'è nella parte buia della Luna? Che cosa cela la mancanza di luce? Di cosa abbiamo più paura?
Riempiamo le nostre vite di "se" per poi essere obbligati ad affidarci a qualcuno in grado di darci delle certezze, a una figura autorevole, all'esterno. Così smettiamo di cercare, di dubitare, di essere. Dimentichiamo semplicemente che nel buio avvengono degli accadimenti bellissimi, che veniamo da lì e che siamo destinati a tornarvi. Nel buio ci riposiamo, lì ritroviamo noi stessi e il tempo assume una sfumatura di eternità. Potresti anche decidere di non dover illuminare ciò che è rimasto all'oscuro, ma di accettarlo così com'è. Fa parte di te, non è "altro".
Questo concetto è alla base della serenità, senza la quale una vita non vale la pena di essere vissuta, senza la quale è impossibile gestire lo stress. La frattura tra il buio e la luce, tra il bene e il male, tra Yin e Yang, sono ciò che di più dannoso possiamo infliggerci. Quando perdiamo il contatto con noi stessi, quando la nostra parte emotiva non va d'accordo con quella razionale, lì risiede l'origine delle nostre sofferenze. A questo punto, quello spazio può essere riempito da chiunque e in qualunque modo, l'importante è che soddisfi il nostro sentimento o, in alternativa, la nostra logica, così che ci troviamo a vivere in continua lotta con noi stessi, dato che entrambe le parti ci rappresentano. Da qui è facile convincerci che un male fisico va combattuto con armi chimiche, anche quando il buon senso ci dice che esistono delle soluzioni naturali. Ma soprattutto, per una vita veniamo spinti a perderci in questo gioco, così da dover arrivare a un limite oltre il quale esiste davvero solo l'aiuto esterno. Tutto il nostro stile di vita è impostato sul concetto di separazione, di settori, di ordine. Mal di testa? Analgesico. Mal di schiena? Antinfiammatorio. Tristezza? Antidepressivo. Fino a scoprire che la vita non è così logica, che le soluzioni non sono esterne, ma che ci dobbiamo decidere a fare pace con noi stessi, prima di tutto. Dobbiamo ritrovarci e soddisfare i nostri bisogni primari.
A circa 20 anni scrivevo questo sul mio diario: "Se dormo bene, mangio bene, trombo bene e vado bene in bagno, non ho bisogno di altro per essere felice!". La saggezza dei giovani! Poi ci si perde per strada, il mondo esterno pretende delle cose da te e tu non sei stato educato a difendere il tuo vero orticello, i tuoi veri interessi. Vieni attratto da facili illusioni, da piaceri effimeri e ti perdi il meglio. Sei bombardato e ogni esplosione serve ad allargare quella crepa, ad accentuare la separazione tra la tua emotività e la tua razionalità. Divide et impera, è sempre e ancora qui il segreto per poter sottomettere, per poter gestire.

Ho iniziato a scrivere questo post per condividere con voi la bellissima lettura del libro "Guarire" di David Servan-Shreiber, per comunicarvi quanto la gestione dello stress sia fondamentale per evitare ricadute o malattie, così come già vi ho ampiamente parlato dell'alimentazione, ma mi sono reso conto che esiste una premessa senza la quale è davvero difficile stare bene, perché qualunque decisione prendiate, qualunque tipo di terapia intraprenderete, se non lo fate con il cuore e con la mente in armonia tra loro, non funzionerà. Ciò che più vi deve interessare è il risultato nel lungo termine e quello lo potete ottenere solo se applicate uno stile di vita sano e rispettoso delle vostre esigenze fondamentali: alimentazione, riposo, esercizio fisico, acqua, sole e aria. Siamo nati per questo, ci siamo evoluti attraverso questi elementi, tutto il resto è secondario. Mentre invece insistiamo nello stare chiusi in casa, in ufficio, nei centri commerciali, così non ci "carichiamo" di vitamina D attraverso l'azione del sole e questa forte carenza nelle società occidentali, mai subita prima dall'uomo, è anch'essa una delle cause di numerose malattie croniche e autoimmuni, nonché fautrice di tumori. La natura e l'aria aperta le frequentiamo poco, dimenticando quanto sia importante rigenerarci stando lontani dalle città. E così per il resto. Il bello è che, nella nostra mente, viviamo questi "compiti" come se fossero dei doveri, come se fossero alla stregua di altre abitudini o cose da fare. Perdere le priorità, questo è il vero problema!
Mi rendo conto che non è facile per nessuno, io stesso ho sottovalutato l'importanza del riposo notturno e ne ho pagate le conseguenze, ma l'importante è fare il primo passo, che non è semplicemente quello di prendere coscienza (premessa comunque fondamentale), ma di agire verso la direzione migliore, che inevitabilmente non potrà essere vicina alla strada che abbiamo percorso finora, sarà del tutto nuova e richiederà tutta la nostra convinzione per essere battuta. Leggendo il mio blog avete avuto modo di venire a conoscenza di fatti che sono distanti anni luce da ciò che ogni giorno i media raccontano, soprattutto sui cereali e sui latticini, per non parlare delle proteine animali e dei grassi. Si rimane stupefatti se si mettono a confronto queste "interpretazioni" della realtà, eppure il gioco è proprio questo; come spiegavo prima si tratta di creare deliberatamente confusione, di indurre una frattura tra emotività e razionalità. Se accosti una famiglia felice o la salute di una donna dopo la menopausa a un certo prodotto, chi guarda la pubblicità ne rimane comunque influenzato e, se non ha delle basi culturali sul cibo, non potrà fare altro che affidarsi a quel messaggio. Perché lo coinvolge emotivamente, perché lo convince razionalmente e perché il prodotto è costruito per ingannare il palato. Poi il resto della macchina mediatica lo spinge alla confusione, buttando lì ogni tanto qualche studio allarmistico sui giornali, in TV, ma sempre in modo da non dare delle spiegazioni esaurienti e complete. A quel punto, paradossalmente, è ancora più semplice per il marketing convincere il consumatore, perché in quel momento ha ancora più bisogno di essere rassicurato. E tra chi gli invia dei messaggi terroristici sull'alimentazione senza spiegare fino in fondo come stanno le cose e chi lo coccola con delle facili illusioni, vivendo in un contesto stressante e spersonalizzato, la persona comune continua a portare avanti le sue vecchie abitudini e chissenefrega! Poi, un giorno, arrivano i problemi di salute. Inizialmente solo fastidi, ma sempre più frequenti, poi episodi di malattia, sempre più aggressivi, e in tutto questo il medico interviene con farmaci tappa buchi che si occupano solo dell'effetto, senza considerare la causa. Quest'ultima ha messo radici e prolifica, così che sarà necessario aumentare sempre di più i dosaggi e la potenza dei farmaci. Magari sono anni che andate male in bagno o avete altri sintomi comuni, tipo tosse, catarro, allergie cutanee, mal di testa, dolori articolari, pressione alta, ecc. Tutto questo, visto che è sempre più comune, vi sembra normale e accettabile, tanto basta una pillola. Ma il vero dramma è che vi siete dimenticati che cosa significa stare bene, davvero bene! Piano piano, un pezzetto per volta, con gli anni vi siete abituati a sopravvivere, ad accontentarvi, a non pretendere di meglio, non sapendo che vi basterebbe allungare la mano per prendervi ciò che vi spetta, senza accorgervi del fatto che lo stile di vita al quale vi hanno indotto porta vantaggi solo a chi ve lo vende, ma nessuno a voi. Siamo diventati dei consumatori consumati, ma direi che lo spazio di manovra si è ormai esaurito, da ogni punto di vista siamo tutti stanchi e stufi dei numerosi inganni che abbiamo subito negli ultimi decenni e diventa sempre più evidente che in ogni ambito che ci circonda (salute, politica, economia, cultura) ha dominato sempre lo stesso sistema, è stata attuata sempre la stessa impostazione: divide et impera, gestisci l'informazione per confondere le acque e indurre le persone a fare ciò che vuoi. Il problema è che adesso ognuno di noi può essere contemporaneamente un ricercatore e un divulgatore di informazioni, tutti possono accedere in modo diretto a determinate fonti e fare 2+2. Ma, alla fine, il punto rimane sempre quello: fare il primo passo, agire, e questa è una responsabilità soggettiva, è un'azione non delegabile e ognuno di noi la deve compiere in prima persona.

A presto, ci incontreremo sul lato oscuro della Luna.