martedì 16 luglio 2013

Bisogna sempre spingersi oltre!


Ci sono occasioni nelle quali bisogna saper gettare il cuore oltre l'ostacolo, dare il massimo, superare le proprie paure. Se il mondo è quello che è, oggi, lo si deve soprattutto al fatto che non si osa più. Troppo spesso si sceglie di rimanere trincerati su delle posizioni per la paura dell'ignoto o del poco noto. Per questo, faccio i miei complimenti al team del prof. Gasbarrini, primario di gastroenterologia dell'ospedale Gemelli di Roma, per aver portato in Italia la terapia fecale come possibile approccio terapeutico. Stanno facendo i primi passi, per cui, per ora, si occupano solo del Clostridium difficile. Ciò che auspico è che questa eccellenza italiana si metta in contatto con quella australiana del dott. Borody ("inventore" di questa tecnica) e con altri centri che hanno già fatto notevoli passi avanti verso il trattamento della rettocolite ulcerosa con questa terapia. Sia chiaro, i risultati non sono eclatanti come quelli che si ottengono con il C. difficile (circa il 90% dei casi risolti), ma già quando si parla di un 25% di risoluzione con remissione totale, più un 65% di netti miglioramenti (considerando che le persone studiate non seguivano alcun tipo di alimentazione specifica, come si fa qui), direi che ci sarebbe da correre e da far partire in tempi brevissimi un trial con una decina di pazienti. Se pensiamo che in Italia abbiamo circa 150.000 malati di IBD (Chron e RCU), va da sé che già portarne a remissione 20-30.000, tra i quali ci sono anche casi gravi al limite dell'operazione chirurgica, significa dare un servizio pubblico di primo livello e abbattere anche le spese del SSN.
Aggiungo che io non credo alle coincidenze e vi spiego cosa intendo. Ieri ho finito l'incontro con il prof. Cammarota, collaboratore del prof. Gasbarrini all'ospedale Gemelli di Roma, alle 16,00. Bene, 4 minuti dopo mi arriva un'email di una rivista on-line nella quale c'è uno studio recentissimo proprio sul trattamento della colite ulcerosa con il trapianto fecale. Si tratta di un trial, per cui con un numero limitato di soggetti, ma è da qui che si comincia e Borody sono più di 10 anni che usa questa tecnica con successo. E i risultati di questo studio sono stati molto incoraggianti.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando, vi consiglio la lettura del mio articolo dedicato al trapianto fecale.
Chiunque abbia un'infezione da Clostridium difficile in corso o soffra di recidive, può mettersi in contatto con il prof. Cammarota, che si occuperà di voi, al suo indirizzo email gcammarota@rm.unicatt.it

Ecco la breve intervista che ho realizzato con lui.


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