lunedì 28 gennaio 2013

Message in a bottle



E dunque, voi mi volete far credere che ogni giorno che vedo il sole sorgere, quello sarebbe un effetto ottico? Che annusando un fiore e restandone inebriato, quella sarebbe una suggestione? Che ogni volta che vedo un bambino ridere, in realtà starei semplicemente sognando di sentirlo per un mio bisogno di serenità? Voi avete il coraggio di negare l'evidenza e contate solo sulle nostre paure! Come un marito colto in flagrante dalla moglie che, andandogli incontro, con l'amante ancora nuda nel letto, la abbraccia e le dice: "Cara, non è come credi"! E noi, disperati, malati, bisognosi di un punto di riferimento, vi crediamo ancora e ancora, nonostante tutto. Ma oggi ci sono stati aperti gli occhi, oggi sappiamo, oggi abbiamo le prove. Avete avuto mille chance, tutto il tempo per sistemare le cose, ma adesso basta. Non ci illuderemo più con le vostre bugie, avete perso la vostra credibilità. Prendetele voi le medicine senza un'adeguata educazione alimentare. Continuate pure a ingrassare i bilanci delle case farmaceutiche e a indebitare le casse pubbliche. Voi esistete solo perché esistono tanti malati, quindi che interesse avreste a farci guarire? Io è da tanto tempo che ho staccato la spina con questo sistema, che ho rotto il cerchio e, adesso, in tanti mi stanno seguendo e saranno sempre di più. Questa è la vostra ultima possibilità: coglietela al volo o verrete spazzati via. Dovrete andare in giro a spargere virus per continuare a lavorare, perché le persone, mangiando meglio, si ammaleranno molto raramente e voi sarete finalmente disoccupati. A meno che non vogliate far parte di questo cambiamento ed essere voi stessi a imparare come guidare le persone verso uno stato di salute, senza bisogno di imbottirsi di medicine. Antibiotici ovunque, antidolorifici a go-go, cortisone per qualunque problema, ma mai, dico mai, l'uso della medicina più importante, quella del buon senso. L'uomo non ha mai conosciuto così tante malattie croniche nella sua storia, sempre di più, sempre più persone e sempre più giovani. Tumori come se piovessero, infarti, ictus. E buona parte della colpa è vostra; come vostre sono l'ignoranza, la miopia, i beceri interessi, la corruttibilità e la vostra penosa resa a un'idea alta di società, che si basi sulla reciproca solidarietà e che sia in grado di progredire, senza lasciare nessuno indietro. D'altronde fate parte di quest'epoca, ma siete già il passato. Non potrete, in nessun modo, fermare questa nuova consapevolezza, siete finiti!
La punta delle vostre scarpe è piena di polvere, state tenendo duro sul ciglio del burrone. Basterebbe una piccola spinta, ma non saremo di certo noi a darvela. Forse vi butterete da soli nel vuoto, pensando che non c'è più un margine per recuperare gli errori fatti. Ed ecco il motivo per cui sono qui, solamente per dirvi che è ancora possibile, che vi potete voltare e guardarci ancora negli occhi. Noi, ex malati, faremo di tutto per farvi andare incontro a chi ne ha bisogno perché, tutto sommato, potete fare ancora tanto, per tutti. Ritrovate la vostra onestà intellettuale, riscoprite l'umiltà, rimettetevi in gioco. Ora è il momento. O adesso o mai più!
Collaborate con chi, da anni, aiuta le persone a mangiare bene e a vivere meglio. In questo modo tutti ne gioveremo: loro, voi, la società, i conti pubblici, il futuro di questo Paese. Non avete nulla da perdere perseguendo questa strada, ma solo da guadagnare. Al contrario della "via della chimica", che continua a portare tanti soldi a chi la produce e solo le briciole a voi che la sostenete con tanta fermezza, rendendo però il giardino in cui viviamo privo di fiori.
Un altro mondo è possibile, già c'è ed è destinato a illuminare il buio di questo nuovo millennio.


mercoledì 16 gennaio 2013

Le medicine sono una cosa seria


Bisogna dirlo una volta per tutte: le medicine sono una cosa seria, servono a curare le malattie! Che cosa vi siete messi in testa di usarle per compensare gli stili di vita sbagliati delle persone?! Un medico, prima di tutto, dovrebbe avere una cultura personale su come si sta al mondo, dovrebbe essere un esempio, dovrebbe sapere come ci si nutre in modo corretto. Come può un paziente sentirsi al sicuro con un medico con la pancia? E' come andare a fare lezione da un personal trainer come Ciccio di Nonna Papera! Ma che senso ha curare con le medicine gli effetti, senza avere idea di quali siano le cause? Ancor di più se con terapie "croniche". Ogni giorno 1, 2, 5, 10 pillole e via così per tutta la vita.
Io accuso la classe medica attuale, tolte poche eccezioni, di incompetenza, di ignoranza, di quel fenomeno che può essere descritto con il nome di "accanimento terapeutico"! Già, perché questo non ci viene imposto solo in punto di morte, senza considerare la nostra eventuale volontà prestabilita, quando non siamo più in grado di intendere e di volere, ma anche nella quotidianità, con somministrazione di farmaci per ogni tipo di disturbo. Farmaci, farmaci, farmaci! Ciò che fa ammalare il nostro corpo è dovuto a uno stato infiammatorio cronico e ciò che ci porta a vivere con questa croce addosso è semplicemente il nostro stile di vita sbagliato!
Ma come può un medico non informarsi sul proprio paziente: cosa mangia, come dorme, che tipo di attività fisica fa e se vive o meno in uno stato di stress? Come si possono dare le statine a un soggetto in evidente sovrappeso e lasciarlo lì, così, nella convinzione che lui sta facendo tutto quello che deve fare e che i suoi problemi di salute sono dovuti all'età oppure perché "pure mamma soffriva dello stesso problema" o anche perché "è la vita, e prima o poi capita a tutti". Questo è un Medioevo, i nostri nipoti ci ricorderanno come dei Tafazi che non facevano altro che darsi le mazzate da soli.
Le medicine sono una cosa seria, da usare per le urgenze, così come la chirurgia, altro che storie! Tutto il resto, ad esclusione di casi rari, è business.

lunedì 14 gennaio 2013

40 - 30 - 30

Qualche migliaio di anni fa l'uomo ha imparato a usare il cervello in modo completamente nuovo e diverso da tutti gli altri esseri viventi su questo pianeta. L'evoluzione, per motivi noti e per altri ancora non chiariti, ha determinato un aumento della massa cerebrale, che questo ominide ha deciso di sfruttare. In questo cambiamento, l'istinto ha dovuto inevitabilmente cedere sempre di più il passo, rimanendo spesso relegato a un ruolo minore e, soprattutto nelle società religiose, ha ricoperto e ricopre un aspetto sgradito.
Chi ha mantenuto un istinto molto forte ed è in grado di fare sempre la cosa giusta per se stesso, per il suo corpo e per la sua mente, parliamoci chiaro, non sta qui a leggere il mio blog e non perde tempo in rete alla ricerca di soluzioni. Sa già di cosa ha bisogno per stare bene.
Poi ci sono quelli che non hanno nessun rapporto con il proprio istinto, l'hanno perduto nella notte dei tempi, per cui scelgono una strada che gli dà fiducia e la seguono in modo meticoloso.
Infine ci sono i problematici, i confusi, quelli che sono nella via di mezzo. Tanto per intenderci, quelli che mi fanno dannare l'anima. Ma io li comprendo, perché ci sono passato anch'io e per questo cerco di aiutarli. Così ho deciso di dedicare loro questo post. Aprite le orecchie!

Come dicevo prima, da qualche migliaio di anni siamo inguaiati, dato che abbiamo preso una strada senza ritorno. Quando impari a ragionare, quando la matematica entra a far parte della tua vita, e con lei la filosofia, la religione, ecc. ecc., a meno che non subisci una lobotomizzazione, ti ritrovi volente o nolente a perdere buona parte del tuo istinto. A questo aggiungi che negli ultimi decenni siamo stati bombardati di messaggi che hanno l'unico scopo di spingere a consumare, a prescindere se ciò che compri faccia bene o faccia male, sia a te che all'ambiente che ti circonda. Ecco, in questo quadro desolato devi metterti l'anima in pace: l'istinto l'hai perduto. Mangi e ti ammali; fai sport e non ti diverti; esci a fare un giro, ti ritrovi in un centro commerciale e pensi che sia normale lo stress che provi in mezzo a tutta quella gente, solo che eri uscito per rilassarti. Un bel casino, insomma!
Fatta questa premessa, arrivo al punto. Perché la Zona con il suo 40 - 30 - 30? E poi la PaleoZona per i più esigenti o per chi ha problemi di salute? Semplice, perché dai numeri ne esci coi numeri. Quella che è la causa della tua confusione, ciò che ti ha fatto perdere l'istinto, in realtà è anche la soluzione del tuo problema, cioè quello di ritrovare uno stile di vita sano. Anch'io mi sono stranito all'inizio a pesare tutto (n.b.: si fa solo il primo mese!), a rispettare gli orari dei pasti, a fare anche lo spuntino prima di andare a letto, a bere questi benedetti 2 litri di acqua al giorno, ecc. E anch'io, quando ho introdotto la PaleoZona, ho fatto le mie ricerche e i miei ragionamenti, per cui mi dicevo: "Si, va be', ma se devo seguire uno stile paleo, cioè come mangiavano i nostri antenati, allora che c'entrano tutti questi ragionamenti e queste regole. Faccio come mi sento e basta!". Si, col cavolo! Ma che vuoi sentire se fino a un mese fa mangiavi le fette biscottate con la marmellata, le lasagne, magari la birretta o l'aperitivo tutte le sere e via discorrendo? Abbi un minimo di umiltà e cerca di capire che devi ripartire da zero e per fare questo hai bisogno di chi ha la giusta esperienza per impostarti l'alimentazione e per seguirti i primi tempi. Dopo, ma solo dopo, saprai camminare con le tue gambe, tornerai a capire di cosa ha bisogno il tuo corpo e vedrai che ritroverai un dialogo ormai perduto col tuo istinto.
Domenica scorsa sono andato a una festa e mi sono mangiato 3 fette di crostata e 2 di torta. Il giorno dopo ho accusato, ovvio. Ma io adesso so cosa fare, come rimediare, so prima se mi posso permettere uno strappo di questo tipo oppure no, e così via. E' chiaro il concetto? Per cui, non voglio sentirvi dire che è assurdo mangiare 5 o 6 volte al giorno, che non avete intenzione di bere 2 litri d'acqua, che avete letto chissà dove che il digiuno fa bene perché i nostri antenati lo facevano, visto che non sempre avevano da mangiare, e questo fortifica non so bene cosa. Non siete uomini delle caverne e non siete neanche cacciatori-raccoglitori, siete persone con lo smartphone in tasca, che girano in macchina, viaggiano in aereo e vi posso assicurare che se date del cibo tutti i giorni a una tribù, quelli non si sognano neanche di saltare i pasti. Ma anche gli animali selvaggi, più istintivi di loro! Andate nella savana e fate trovare una gazzella al leone ogni giorno, vedrete che non si girerà dall'altra parte dicendo: "E no! Oggi devo digiunare perché così mi fortifico." Non facciamo confusione con certe realtà che non ci appartengono. Il digiuno, nella storia dell'uomo, è stato una questione di adattamento, un evento inevitabile e imponderabile. Siamo nell'ambito della capacità di sopravvivenza. Poi sono d'accordo con voi sul fatto che l'abbondanza faccia male, non a caso un'alimentazione in Zona, Paleo o meno che sia, è ipocalorica. Si mangia circa il 30% in meno di calorie, io sono intorno alle 1.400/1.500. Se voi vi date regolarità e non vi sovralimentate, state semplicemente creando il paradiso per i vostri ormoni, per il vostro sistema immunitario e per la vostra salute. Vedetela così: è come il riposo. Se il vostro sonno è regolare, né poco né troppo, la vostra qualità della vita sarà di un certo livello, se invece dormite male, mai agli stessi orari, poche ore alcuni giorni e tantissimo altri, sicuramente ne risentirete e il livello si abbassa. Capite il concetto? Allo stesso modo non vi viene in mente di dormire in una grotta o di coprirvi solo con la pelle di un animale morto. Quello che dobbiamo fare per vivere bene è prendere il meglio del passato e il meglio del presente, senza pregiudizi, ma con l'obiettivo di raggiungere il benessere.

venerdì 11 gennaio 2013

Non si butta via nulla!

nella foto il dr. T.J. Borody

AGGIORNAMENTO DEL 17 GENNAIO 2013
La ricerca sulla terapia fecale procede a grandi passi, anche se in Italia, come al solito, non ne parla nessuno. Accontentatevi di me :-)
Vi segnalo questi articoli:

Il primo articolo ribadisce il successo di questa terapia sui malati di C. difficile e, nel finale, ricorda che è utile anche per altre malattie intestinali.
Il secondo articolo racconta dei passi avanti compiuti in Canada, dove sono riusciti a riprodurre del materiale batterico simile a quello presente nelle feci di donatori sani, evitando così i classici fastidi di questo procedimento e ottenendo comunque successo. Questo significa che tra qualche anno potremmo avere la possibilità di ripristinare la flora batterica attraverso questo prodotto di laboratorio, dove coltivano i batteri buoni per poi impiantarli. Ma, ancora meglio, in futuro potrebbero produrre delle capsule gastroresistenti in grado di veicolare la materia fino all'intestino e così ripopolarlo.




Cari 20 milioni di italiani,
anch’io sono uno di voi (1/3 degli abitanti della nostra penisola, secondo gli ultimi dati ISTAT, per un motivo o per un altro, prende almeno una medicina tutti i giorni della sua vita!), anche a me un medico ha diagnosticato una malattia cronica e mi ha detto: “Mi dispiace, non c’è nulla da fare, lei questa patologia se la porterà dietro per il resto della sua vita. Prenda queste medicine e speri in meglio!”.
Ma visto il detto che gira da tempo, il quale recita: “Chi vive sperando, muore cagando”, attribuito a un certo scrittore contemporaneo Carl William Brown, ma probabilmente coniato da un malato di rettocolite ulcerosa come me, da anni consumo occhi, polpastrelli e corrente elettrica per le mie ricerche su internet di cure alternative. Durante i 15 anni trascorsi dalla prima diagnosi ho scoperto di non essere solo e che ci sono migliaia di persone che non si sono mai arrese alla triste sentenza. Di queste, qualche decina si prodiga in rete con l’intento di divulgare le proprie scoperte e cercare di aiutare chi, come lui, soffre da anni e vede di fronte a se un tunnel sempre più buio e stretto. Io sono uno di quelli che, con il suo blog, cerca di tirare fuori dalle grinfie della disperazione più persone possibili, impegnandosi a informarle sulle tante possibilità che la scienza offre al di fuori delle solite pillole. A chi interessa la mia storia, lo invito ad approfondire sul mio blog.
Oggi, in questo post, l’obiettivo è un altro, più ampio e coinvolgente: riuscire a dar voce a l’im...paziente che si cela in ognuno di noi.
"L'im...paziente!" è quella figura, oggi sempre più diffusa, che rappresenta chi non è più soddisfatto dei protocolli medici proposti, visto che non risolvono affatto la patologia e dato che i farmaci da prendere danno notevoli effetti collaterali. L'im...paziente passa nottate e giorni interi su internet alla ricerca di una soluzione, ha quasi imparato l'inglese leggendo decine di studi scientifici sull'argomento e, messo di fronte a un medico, è ormai in grado di controbattere per filo e per segno su ogni aspetto, a volte mettendo in difficoltà il professionista e altre facendo delle magre figure da neofita. L’im...paziente è, prima di tutto, uno che si pone delle domande, che non accetta passivamente una cura o un qualsiasi comando senza riflettere sulle conseguenze. E’ chi si legge il bugiardino, chi si studia le etichette degli alimenti al supermercato, chi è alla continua ricerca di alternative valide. Soprattutto è colui il quale sa ascoltare, ha una mentalità aperta e non perde mai la fiducia in un futuro migliore. “Oggi è andata male, ma domani andrà meglio”, queste sono le parole che spesso l’im...paziente ripete a se stesso e ai cari che lo circondano, preoccupati per la sua salute cagionevole e spesso molto critici nelle alternative che si trova alle cure abituali. Così, cari pazienti e, soprattutto, im...pazienti d’Italia, sappiate che ci sono tante buone notizie per noi, che non siamo condannati alla ghigliottina che taglia la testa del nostro futuro e che questo blog ha l’intenzione di dare risalto a tutto ciò che può tornarci utile, per migliorare e, spesso risolvere, i nostri mali quotidiani.

Dopo alcuni mesi di ricerche e approfondimenti, ho deciso di raccontarvi di un metodo di cura relativamente nuovo e che scatenerà in voi prima schifo, poi sorpresa e, infine, vi farà guardare intorno a voi con occhi diversi, alla ricerca del potenziale “donatore ideale”! Sia chiaro che la tecnica che illustrerò può essere un aiuto importante per molti, ma il segreto per avere o recuperare uno stato di salute ottimale è sempre basato sull’alimentazione e sullo stile di vita, come ripeto spesso su questo blog.
Sto parlando del trapianto di feci (che schifo!!!). In gergo tecnico si chiama “batterioterapia fecale” (per gli amici “fecal microbiota transplant” o FT). Se domandate a un medico o, meglio, a un gastroenterologo, scoprirete che la maggior parte di loro non ne hanno mai sentito parlare (nonostante ne abbia scritto anche The Economist), mentre il resto vi dirà: “Si, la conosco, ma non funziona! Torno ora da un congresso mondiale di gastroenterologi e nessuno ha menzionato questa tecnica. Evidentemente non merita attenzione”. Già, peccato che nessuno spieghi al caro medico, appena tornato da un congresso mondiale con biglietto aereo, vitto e alloggio probabilmente pagati dalla casa farmaceutica di turno, che nessun produttore di penumatici si sognerebbe mai di pubblicizzare a proprie spese l’uso degli elicotteri come mezzo di trasporto. Che cosa ci guadagnerebbe? Purtroppo oggi la presenza delle case farmaceutiche nelle università, negli ospedali, negli studi dei medici, nei congressi e nella ricerca è tanto ingombrante quanto limitante, proprio perché ciò che si insegue è sempre e solo il profitto e, solo di riflesso, la salute. O meglio, forse è più corretto dire: la sopravvivenza del paziente!
Ma pensiamo positivo e guardiamo avanti.

Il feto si nutre di ciò che mangia la madre. Se l’alimentazione è scorretta, il nascituro ne risentirà, soprattutto in seguito al parto, dato che in quei momenti concitati avviene un primo scambio batterico fondamentale, per cui l’intestino del piccolo, sterile alla nascita, viene colonizzato dai batteri della mamma. In seguito sarà l’allattamento ad arricchire la flora batterica del neonato, ecco perché un parto naturale e la nutrizione al seno sono sempre auspicabili, così come un’alimentazione corretta da parte della mamma, soprattutto nel periodo della gravidanza e fino alla fine dell’allattamento. Dopo lo svezzamento, sarà lo stile alimentare del bimbo negli anni a venire a determinare la qualità della sua flora batterica.
Lì, nel profondo e misterioso tratto intestinale, lungo fino a 10 metri, vivono tra le 500 e le 1.000 differenti specie di microorganismi. Tra queste, le più numerose sono rappresentate dai batteri. Tanto per capirci, stiamo parlando di circa 100.000 miliardi di cellule in un adulto, per un peso totale di 1,5 kg! Tante quante sono le cellule presenti nel corpo umano e, giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando, aggiungo che il numero dei geni totale del microbiota umano è 100 volte superiore a quello del nostro genoma. Possiamo affermare che stiamo descrivendo un vero e proprio organismo che vive dentro di noi? Be', non esageriamo, però alcuni scienziati lo definiscono come un vero e proprio organo: "Il microbiota può essere considerato come un organo metabolico squisitamente convertito alla nostra fisiologia che svolge funzioni che non siamo in grado di svolgere altrimenti."
Dopo lo shock iniziale che vi ha fatto pensare “che schifo!”, prima di passare alla sorpresa, devo accennarvi alcune cose che vi consiglio di leggere lontano dai pasti. La coprofagia, che consiste nel mangiare escrementi propri o altrui, è una pratica diffusa nel mondo animale, basti pensare ai cani o ai maiali, ma (ecco la sorpresa) anche l’uomo ne fa o ne ha fatto uso. Quando vedete un bimbo piccolo gattonare su un prato e giocare con un pezzo di terra, per poi scoprire che, ops!, non è terra e se la sta avvicinando alla bocca, ecco che subito intervenite (giustamente) pensando che lui non sappia cosa stia facendo, mentre magari sta solo seguendo il suo istinto e, magari, come fanno i cani, ha un urgente bisogno di ripristinare i suoi sali minerali. I beduini nel deserto mangiano feci fresche di cammello per contrastare la dissenteria batterica, procedura usata anche dai tedeschi in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.
Partendo da queste e altre interessanti osservazioni, il medico polacco emigrato in Australia T.J. Borody (creatore della terapia antibiotica per contrastare l’Helicobacter pylori e collaboratore dei due premi Nobel che hanno scoperto questo batterio) ha pensato bene di salvare la vita di migliaia di persone, che morivano e muoiono a causa di un batterio che, in alcuni casi, diventa resistente a qualsiasi cura antibiotica, il Clostridium difficile, ripristinando totalmente la flora batterica del malato con un trapianto da un donatore sano (ed eccoci al donatore ideale!). Questa trasfusione avviene tramite un clisma rettale e seguendo una procedura in realtà molto semplice, tanto che molte persone praticano questa terapia a casa e senza assistenza medica. Qui trovate un video esemplificativo.
Ogni anno, nei soli Stati Uniti, muoiono circa 14.000 persone a causa di questo batterio e la terapia fecale è in grado di salvarle anche con una sola seduta e fino al 95% dei casi. Niente antibiotici, niente accanimenti, solo cacca (e un po’ di soluzione salina). Lo so, sembra quasi una presa in giro, neanche io ci credevo quando me ne hanno parlato, ma è tutto assolutamente vero. Così vero che, vista la mia patologia, ho cominciato a informarmi sull’argomento, scoprendo che il caro Borody a Sidney pratica questo metodo con successo anche per chi presenta questa fastidiosa e invalidante malattia. Nel 2003 il nostro geniale medico ha pubblicato un ormai famoso studio sul Journal of Clinical Gastroenterology nel quale dimostra l’efficacia di questa terapia sui malati di colite ulcerosa.
Ovviamente non aspettatevi vagonate di studi sull’argomento in cieco e “controcieco”, per lo stesso motivo, accennato all’inizio, per cui il 99,9% dei gastroenterologi ignorano questa tecnica o la sua efficacia. Siamo sempre lì, se un paziente risolve la sua malattia con 5-10 sedute di clismi fecali e poi non ha più bisogno di farmaci e sta bene anche a distanza di anni (così come dimostra lo studio citato), come possono le case farmaceutiche continuare a guadagnare su questa miniera d’oro che è il malato cronico. Considerate che, secondo un recente studio retrospettivo, pubblicato nel 2006 sulla rivista Gastroenterology e condotto su 1321 pazienti per un periodo di 10 anni, che ha analizzato i costi sanitari connessi alle MICI, confrontando la situazione presente in Israele e in 8 Paesi europei (Italia, Danimarca, Grecia, Irlanda, Olanda, Norvegia, Spagna e Portogallo), sappiamo che sommando le spese relative agli esami diagnostici, al trattamento farmacologico, ai ricoveri ospedalieri e agli interventi chirurgici, il costo medio annuale che il SSN italiano deve affrontare per ogni singolo paziente con colite ulcerosa o malattia di Crohn risultata pari a 1.539 euro. Non sarebbe meglio spenderli in ricerca seria e, soprattutto, indipendente questi soldi, visto che da noi si contano almeno 150.000 malati di IBD, per una spesa annua di circa 230 milioni?
Ora vi lascio e, mi raccomando, non cominciate a fare domande invadenti a chi vi circonda alla ricerca del donatore ideale. Per ora, in Italia, nessuno pratica questa tecnica! Ma, soprattutto, ricordatevi che io ho migliorato la mia vita da quando ho cambiato stile alimentare, vale la pena provare.

Notizie utili:
● in Olanda stanno facendo uno studio per i malati di colite ulcerosa. Avevo superato la selezione per partecipare, ma poi è uscito fuori che solo i residenti con un’assicurazione olandese potevano.
● Sono in contatto con un gruppo di persone negli USA che hanno dei figli malati di CU e che hanno intrapreso con successo questa terapia.
● Questo particolare trattamento va a buon fine quasi nel 100% dei casi di Clostridium difficile, mentre per la CU le percentuali sono minori. Un medico statunitense col quale sono in contatto, il dr. Mark Davis, mi ha spiegato che lui ha pazienti che risolvono totalmente la malattia nel 25% dei casi, mentre solo un 10% non vede effetti positivi. Il restante ha dei miglioramenti, anche se non completi.
● Il trattamento di altre patologie, come il Parkinson, la sclerosi multipla, la depressione, il morbo di Crohn, la sindrome dell’intestino irritabile, è in fase di sperimentazione e, in alcuni casi come in Australia, in fase operativa.
● Chi fosse interessato, come me, a far vedere la luce a questa tecnica in Italia, mi contatti via email. E’ già da qualche mese che sto avendo colloqui con dei gastroenterologi per fare le cose come si deve, se siamo in tanti magari riusciremo a ottenere qualcosa di più sostanzioso! rubini.leonardo@gmail.com

Alcuni link interessanti (in inglese):
studio del 2004 su varie patologie;
articolo del 2011 sullo stato dell’arte di questa tecnica per la CU;
studio del 2011 su malati di sclerosi multipla;
letteratura medica sul trattamento della CU con FT