martedì 25 giugno 2013

Che errore!!!


Alla base c'è sempre lo stesso approccio sbagliato: la soluzione ai nostri problemi viene dall'esterno!
Dalla notizia della mastectomia di Angelina Jolie a oggi ho avuto modo di leggere molti articoli sull'argomento e sono rimasto impressionato dall'approccio medioevale della medicina contemporanea. A partire dall'800, quando si usavano le sanguisughe per trattare molte malattie, per arrivare ai vaccini, usati per tamponare le epidemie nate da sistemi immunitari debilitati, fino a giungere alla chirurgia, che ha fatto si passi da gigante, ma che ormai è diventata un rimedio a tutto ciò che è miseramente sfuggito di mano ai medici specialistici. Ecco che oggi, per lo stupore di tutti, ci ritroviamo la genetica, strumento utile e affascinante, ma usato dai mediocri medici di questa società come se fossero dei chiromanti, che prevedono il vostro futuro leggendo nei geni piuttosto che nelle carte.
In tutto questo, il fatto che da secoli siamo stati educati a cercare all'esterno la soluzione dei nostri guai è lo strumento ideale per chi commercia in salute, per poter fare e disfare a suo piacimento le terapie utilizzate "a vostra insaputa". Non a caso, l'approccio nutrizionale per ristabilire uno stato di salute rappresenta una percentuale infinitesimale delle terapie mediche, proprio perché per metterlo in atto, prima di tutto, dobbiamo cambiare noi e, tra l'altro, "loro" ci guadagnerebbero ben poco. Nuove abitudini, nuovi alimenti, nuova vita. Ma soprattutto, per intraprendere questa strada, è necessario credere in noi stessi, nella nostra capacità di essere critici e di poter scegliere il meglio per il nostro benessere. Caratteristica assolutamente inutile se ci si cura coi farmaci o con la chirurgia (esclusi, ovviamente, tutti i casi di malattie acute).
Ma fino a che punto sia ottuso l'approccio di questa scienza "esofila"*, per la quale il malato è una vittima da sfruttare, succhiandogli il sangue, asportando i suoi organi o mantenendolo in uno stato di malattia cronica per tutta la sua esistenza, ve lo voglio far capire con le parole di Nora T. Gedgaudas, che ha pubblicato nel 2009 un bellissimo libro dal titolo "Primal Body, Primal Mind", che per ora, ovviamente, non è stato ancora tradotto in italiano.
Se ci fosse qualche editore interessato alla diffusione e alla vendita di un'opera così importante, sarei ben lieto di curarne la traduzione e di collaborare per un'ampia diffusione di questa ricca fonte di informazioni. Sarebbe anche ora che questo tipo di cultura entri nelle scuole, fin dalle elementari. Non c'è altra strada per arrivare a un effettivo cambiamento della nostra società malata.

"Oggi, la maggior parte della stampa fa passare l'idea che possiamo avere, non per colpa nostra, un killer silenzioso, o due o tre, in agguato nel profondo groviglio all'interno delle nostre cellule di DNA. E' l'ultimo "uomo nero", una "cellula dormiente" terrorista proprio dentro il nostro corpo, in agguato in attesa del momento giusto per scatenare il suo intento micidiale. Tutti si stanno affrettando per fare il test per il proprio profilo genetico nel tentativo di prepararsi all'indicibile inevitabilità di tutta una serie di malattie. L'establishment medico, non diversamente dalla sicurezza nazionale, non potrebbe essere più felice di alimentare la paranoia dilagante e offrire, pagando, tutto ciò che va dalla farmaceutica alla chirurgia preventiva per salvarci da noi stessi.

Anche se vi è certamente qualche merito per la scienza che studia la genetica, le sue rivelazioni sono troppo spesso abusate, o del tutto gonfiate a dismisura, piuttosto che collegate a qualsiasi minaccia intrinseca effettiva. I nostri geni non sono davvero nulla di speciale. Ne abbiamo tutti ventiduemila, molto meno rispetto a ciò che si aspettava di trovare il Progetto Genoma Umano. Abbiamo tutti i tipi di geni per ogni sorta di cose, buone e cattive. Non tutti sono attivamente espressi, che è decisamente una buona cosa. Molti rimangono dormienti. I geni, tuttavia, non sono in attesa come predatori affamati e feroci che aspettano con impazienza di avventarsi su di te quando meno te lo aspetti. Un gene non esprimerà mai completamente sé stesso fino a quando l'ambiente circostante non diventa favorevole alla sua espressione. Un gene del cancro, per esempio, ha bisogno di precisi requisiti ambientali da soddisfare prima che si possa attivare. In altre parole, come ha scritto Bruce Lipton nel suo libro "The Biology of Belief" (La biologia delle credenze, ndt),"E' l'ambiente, stupido!"

La chiave non è la genetica; è l'epigenetica.

L'epigenetica può essere descritta come lo studio delle modifiche ereditabili nell'espressione genica che si verificano senza un cambiamento nella sequenza del gene, portando i geni di un organismo a comportarsi (o a "esprimersi") in modo differente. In un articolo pubblicato sulla rivista Reproductive Toxicology, scrivono gli autori: "Se il genoma è l'hardware di un computer, l'epigenoma è il software che dirige il funzionamento del computer..... Un crescente numero di evidenze suggerisce che i meccanismi epigenetici di regolazione dei geni, come ad esempio la metilazione del DNA e la modificazione della cromatina, sono anch'esse influenzate dall'ambiente e giocano un ruolo importante nelle origini fetali delle future suscettibilità alle malattie degli adulti..... Identificando i bersagli epigenetici e stabilendo come questi vengono disturbati nella malattia umana da esposizioni ambientali ciò consentirà lo sviluppo di nuove e innovative strategie di diagnosi, di trattamento e di prevenzione che colpiscono il software epigenomico piuttosto che l'hardware genomico"(Dolinoy et al. 2007). In altre parole, non sono i geni stessi che ci predispongono alla malattia, ma piuttosto ciò che c'è all'interno della nostra dieta e nell'ambiente, che agisce sui nostri geni. In gran parte, noi abbiamo il controllo su questo.

Il prefisso epi-significa "sopra", per cui il termine epigenetico suggerisce tutti quei fattori che hanno un'influenza sui nostri geni. In un altro articolo, pubblicato sulla rivista peer-reviewed Nutrizional Perspectives, scrivono gli autori: "Il precedente punto di vista per cui i nutrienti interagiscono con la fisiologia umana solo a livello metabolico/post-trascrizionale deve essere aggiornato alla luce delle attuali ricerche che dimostrano che i nutrienti possono, infatti, modificare la fisiologia umana e il fenotipo a livello genetico/pre-trascrizionale"(Vasquez 2005). Questa influenza del cibo e dei nutrienti come fattore primario di importanza nell'epigenetica è ulteriormente specificato nel campo della nutrigenomica (lo studio di come i diversi alimenti e i loro componenti possono interagire con geni specifici per aumentare o ridurre il rischio delle più comuni malattie croniche).

Anche secondo gli standard più conservatori della genetica, abbiamo effettivamente un controllo su tutto da un "minimo" dell'80% fino a un massimo del 97% o più della nostra espressione genetica rispetto ai potenziali processi di malattia e anche alla longevità. I geni vengono attivati e disattivati dai geni regolatori e i geni regolatori sono controllati principalmente dalle sostanze nutritive. Anche l'esposizione chimica ambientale gioca certamente un ruolo.

Gli alimenti, tuttavia, fondamentalmente fungono come nostra istruzione genetica di base e come informazione di guida. La cosa da considerare qui è che i nostri geni risiedono all'interno delle cellule e che le sostanze nutritive che meglio li proteggono da mutazioni o influenze indesiderate sono quelle che sono in grado di attraversare la membrana cellulare più facilmente fino ad arrivare alla matrice della cellula. Per questo, i nutrienti liposolubili e gli antiossidanti sono fondamentali, nonostante siano stati a lungo trascurati e sottovalutati per la loro importanza e il loro valore.

Mantenendo il pubblico focalizzato sull'importanza dei geni stessi, il messaggio che ci viene trasmesso ha a che fare con una sostanziale impotenza predeterminata, a meno che non si passi attraverso le possibilità offerte dalla moderna tecnologia medica (e il suo finanziamento). Sciocchezze. Quelli che hanno interesse nel tenerti in ostaggio dell'illusione della tua "minaccia genetica" interiore preferirebbero che tu non fossi a conoscenza del fatto che non vi è alcun farmaco da nessuna parte del mondo che può regolare l'espressione genetica meglio o più di quanto la vostra dieta sia in grado di fare."
Nora T. Gedgaudas

*"Le zecche “a tre ospiti” o polifasiche (es. Ixodes ricinus) utilizzano individui diversi per 
cibarsi ad ogni stadio (Manilla, 1998). La ricerca dell’ospite avviene secondo due modalità 
a seconda che la zecca sia endofila o esofila: nel primo caso la zecca compie tutto il ciclo 
in ambienti chiusi come tane, grotte o nidi; le zecche esofile invece compiono il loro ciclo in 
ambiente esterno. Le larva a carattere esofilo necessitano di ambienti caratterizzati da 
condizioni microclimatiche costanti, attendono l’ospite (microroditore) sul terreno e sugli 
strati bassi della vegetazione, si cibano principalmente di notte ed attaccano l’ospite 
durante il sonno. Le ninfe e gli adulti a carattere esofilo per raggiungere una determinata 
altezza dal suolo, si arrampicano su steli erbosi o cespugli dove si ancorano, protendendo 
i palpi ed il primo paio di zampe, in attesa di captare la presenza di ospiti attraverso la 
ricezione di segnali chimici o termici (usano l’organo di Haller, posto sulle zampe, che 
rivela la presenza di anidride carbonica, ammoniaca, acido lattico, movimento). Una volta 
percepiti gli stimoli, le zecche si lasciano cadere dalla vegetazione e si aggrappano 
all’ospite. Se le condizioni climatiche di temperatura e umidità sono favorevoli, queste 
zecche agiscono nelle ore diurne, la zecca si attacca all’ospite con l’apparato boccale e 
inizia a nutrirsi alternando momenti di suzione e rigurgito. L’adulto di Ixodes ricinus, per 
esempio, si alimenta mediamente per 14 giorni, la ninfa per 7-8 giorni, la larva per 5-6 
giorni. Sono necessari periodi così lunghi perché le Ixodidae  non aspirano il sangue ma si 
ingorgano lentamente sfruttando la pressione sanguinea dell’ospite compiendo 
un’operazione di filtraggio del sangue, trattenendo la parte corpuscolata e rinviando 
all’ospite la parte liquida. Con questo meccanismo le sostanze tossiche e i microrganismi 
passano dalla zecca all’ospite e viceversa."
Fonte: http://www.funghi-provgo.it/documenti/zecche_bis.pdf

giovedì 6 giugno 2013

A proposito del convegno



Ma quanti eravate???!!!

C'erano molti di voi dal mio blog, circa una trentina, più altre settanta persone del gruppo di malati di psoriasi. E' stato un vero successo! Siete venuti da tutta Italia. E' stato fantastico, emozionante, appagante. Gli argomenti erano tanti e sostanziosi, non a caso abbiamo sforato parecchio. Doveva finire entro le 20, invece è finito dopo le 21. In questi giorni stanno lavorando al DVD che uscirà a fine giugno e che verrà distribuito a tutti gli interessati. Così come per l'ingresso al convegno, il costo dovrebbe essere di € 10, più le spese di spedizione. Saranno parecchie ore di informazioni. A voi i futuri commenti sull'operato.

Ci tengo anche a darvi visione della rendicontazione del convegno stesso, in rispetto della trasparenza. Come vedete qui sotto, c'è una lieve perdita. Si è risparmiato il più possibile, ma i convegni costano. Inoltre bisogna considerare che i relatori sono venuti gratis, proprio per lo spirito stesso dell'evento. Anche in questo senso, la distribuzione del DVD sarà importante. E' un modo, secondo me il migliore, per finanziare future iniziative. Stiamo diventando una Comunità, in un certo senso, anche se ancora non ve ne rendete conto. Ma vi posso assicurare, stando da questa parte, che i segnali ci sono tutti e che intorno a noi si vocifera parecchio. In molti sono preoccupati che cresciamo, ci rafforziamo e prendiamo piede. Li capisco, stanno perdendo parecchi soldi grazie al fatto che ci sono già decine di voi che non prendono più farmaci. Considerate che il mio obiettivo è di arrivare a 50.000 malati fuori dal tunnel entro il 2015, che tradotto sarebbero circa € 50 milioni in meno all'anno di introiti per le case farmaceutiche. Ma anche una cifra simile di risparmio per il nostro SSN. E' una bella sfida, non vi pare?

Voce
Dare
Avere
Contributi partecipanti 124 paganti 1240
Contributi non partecipanti  80
Affitto sala convegni -590
Noleggio proiettore  -60
Pernottamento relatore -150
Viaggio relatore -180
Pernottamento collaboratore -80
Cena Relatori -270
Video -100
Sconto Hotel 100
Totale  -10 €

Tornando alla perfomance del convegno, per quanto mi riguarda non posso esimermi dall'essere sincero e chiaro, come lo sono sempre stato finora. L'intervento di Aronne Romano era una garanzia, su quello non avevo dubbi e solo per quello vale la pena di vedersi il convegno registrato e valeva la pena esserci.
Poi c'era un gastroenterologo, un certo dr. Mazzuca Mari, che ha fatto una relazione interessante. Peccato che sul finale si sia perso sulla presentazione di un macchinario da vendere per farsi l'idrocolon terapia da soli a casa, stile rappresentate di aspirapolveri, e abbia sostanzialmente concluso il suo intervento col concetto, più che lecito, che i malati di MICI lo saranno a vita e per sempre devono prendere la mesalazina. Nè io nè tanti di voi ne facciamo più uso, dopo il cambio di stile alimentare, ma questo non vuole proprio entrare nella testa di questi medici (o delle case farmaceutiche?).
A seguire è intervenuto l'organizzatore del convegno, il biochimico Paolo Antolini, ed è stato l'intervento che mi è piaciuto di più dopo quello di Aronne Romano. E' stato chiaro nelle sue spiegazioni, nonostante si sia addentrato in termini tecnici e in meccanismi complessi. Se volete capire bene il ruolo dell'insulina e degli ecosanoidi nelle patologie che vi affliggono, nonché l'importanza degli acidi grassi a catena lunga nell'alimentazione, seguite con attenzione le sue spiegazioni.
Ed ecco che è toccato al dott. Marcello Romeo. Personalmente ho capito il 10% di ciò che ha spiegato, ma questo è evidentemente un mio limite, e l'ho trovato noioso. Ciò che non mi è piaciuto è stato vedere un tavolo del convegno pieno di depliant di un'azienda che produce probiotici, che è quella per la quale il dott. Romeo collabora. Ecco, in un contesto del genere, non avrei voluto vedere nessuna pubblicità di nessun prodotto. Ma tant'è. Questo è lo scotto che si paga quando si fanno i primi passi. Alla prossima occasione si selezionerà sicuramente meglio.
Dopo Romeo, è stata la volta di Gianfranco Gàrgano, istruttore laureato in scienze motorie. Forse era la sua prima volta a un convegno e le indicazioni da lui ricevute per il suo intervento erano state troppo generiche, per cui la sua relazione, anche se indubbiamente interessante, non è riuscita ad addentrarsi lì dove poteva incidere meglio sui concetti di sport e salute nelle malattie infiammatorie croniche e autoimmuni.

Gli ultimi tre relatori erano Maurizio Giannini, Paola D'Andrea e Sonia Germani Zamperini. Con loro si è entrati nell'aspetto più sottile del trattamento di certe patologie. Per questo il convegno è stato definito "olistico", cioè un approccio a 360° della malattia e del malato. A pensarci bene, avrei separato gli argomenti, e vi spiego perché. Una persona che sta male, quasi sempre è perché mangia male e ha uno stile di vita errato. Poi ci sono i traumi emotivi e tanti altri aspetti fondamentali della persona e della sua psicologia che entrano in gioco. Ma se io, a te malato, dico che se hai una patologia è anche perché hai dei problemi psicologici o perché alcuni tuoi punti energetici sono bloccati, rischio di darti una scusa per non fare quello che deve essere sempre il primo passo, e cioè mangiare bene. C'è il pericolo che tu ti concentri sulle tue problematiche, intanto passano altri mesi, e ancora non hai cambiato stile alimentare, col rischio che perdi ancora più fiducia in te stesso. Allora preferisco che prima ti "metti in riga" e ottieni i primi risultati incoraggianti e poi, avendo più energie e più stima delle tue capacità, intraprendi l'altro percorso, sicuramente più complesso e faticoso. Per capirci, la seconda parte del convegno l'avrei dedicata a chi già aveva messo in pratica la prima e necessitava di ulteriori contributi per superare gli ultimi scogli, anche perché è un contributo a tratti illuminante ed è un altro dei motivi per il quale vi consiglio la visione del DVD. L'ideale sarebbe guardarselo in 2-3 serate insieme ad altre persone interessate e farne argomento di dibattito per confrontarsi.

Allora, ricapitoliamo. Considerando il livello dei convegni che vengono organizzati in genere per i malati, spesso dalle associazioni che se ne prendono "cura", e non sottovalutando il fatto che, per mia natura, tendo a essere ipercritico e a spaccare il capello in quattro (tanto da non averne più in testa!), direi che eventi del genere sono assolutamente benedetti e benvenuti. Sarà un impegno di tutti, anche con i vostri suggerimenti, migliorare ulteriormente la qualità dell'informazione e la sua chiarezza. Non vi dimenticate mai il contesto assurdo e ostile nel quale ci stiamo muovendo. Noi siamo delle formiche, economicamente parlando, che si confrontano con degli elefanti. Ma noi siamo molti di più e, se ci uniamo, possiamo ricoprirli e farli sparire!

Presto seguirà un post con la mia road map. Per realizzarla, conto su di voi. Stay tuned!!!