martedì 26 maggio 2015

Sensibilità al glutine? Solo un'ipotesi di lavoro

Si calcola ormai che gli americani che consumeranno prodotti gluten free saranno circa 100 milioni e che il fatturato globale di questo mercato è stato di 3,7 miliardi di dollari nel 2013, con una proiezione a 6,2 miliardi nel 2018. Questo dato fa subito capire perché quella che per ora è solo e soltanto un'ipotesi di lavoro, sia diventata improvvisamente una verità assoluta nel marketing scientifico.

Lo stesso Alessio Fasano, in questo paper appena pubblicato, spiega che la sensibilità al glutine in assenza di celiachia (NCGS) è una teoria priva di certezze e ancora tutta da indagare: "Anche se vi è chiaramente una componente di moda per la popolarità della dieta priva di glutine, vi è anche un'indiscutibile e crescente evidenza per la NCGS. Tuttavia, si richiede una migliore comprensione della presentazione clinica della NCGS, così come per la sua patogenesi, l'epidemiologia, la gestione e il ruolo in condizioni come la sindrome dell'intestino irritabile, la stanchezza cronica e l'autoimmunità. Prima di poter iniziare ad identificare e gestire la NCGS, ci deve essere un accordo relativo alla nomenclatura e la definizione della malattia sulla base di una corretta informazione scientifica peer-reviewed."

Siamo quindi ancora molto lontani dal poter dire che il glutine è certamente un veleno, tanto che uno dei pochi studi accreditati in materia, fatto in Italia con un doppio cieco randomizzato, dimostra che solo un 5% dei pazienti ha mostrato una reale sensibilità al glutine. Quindi, se questa esiste, riguarda davvero pochi soggetti.

Non a caso, in un altro importante studio, si è dimostrato che la causa primaria dei disturbi sopra citati sono da attribuire a una classe di alimenti identificata con la sigla FODMAP (Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili) e non al glutine, visto che alcuni pazienti lamentavano sintomi nonostante gli fosse stato somministrato un placebo e non la proteina incriminata, provocando così il cosiddetto "effetto nocebo".

In conclusione, se così possiamo dire, affidarsi a prodotti gluten free non sembra essere una buona strategia, dato che il problema potrebbe essere altrove e, in questo modo, non verrà mai scovato. Piuttosto, se avete certi disturbi, provate una dieta priva di FODMAP per alcune settimane, molto più affidabile e completa. E ricordatevi che vivere nei divieti e nelle paure non è mai una buona cosa, a meno che un alimento si sia dimostrato effettivamente comparabile a un veleno per voi. Ma qui non sto affrontando delle questioni personali, piuttosto sto cercando di fare il punto sulle ipotesi di lavoro che finora il mondo scientifico ha prodotto.

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