giovedì 18 giugno 2015

Un nuovo trattamento farmacologico per il Crohn e la RCU


Piccola premessa: sono venuto a conoscenza di questo nuovo farmaco (se tutto va bene, in commercio tra 2-3 anni) attraverso degli articoli sulla rete. Come al solito, molti titolano in modo errato, parlando di "cura". Non è una cura, ma un intervento molto più mirato dei precedenti per portare in remissione la malattia nel 70% circa dei casi. Comunque, vi riporto quanto scritto sul sito dell'associazione AMICI, che riassume bene di cosa si tratta, considerando che all'epoca si era nella fase 2 di studio, mentre ora sta per iniziare la fase 3.


"Si tratta di uno studio di fase 2 avente come obiettivo quello di verificare l’efficacia di un preparato farmacologico somministrabile per via orale (chiamato GED0301) nelle fasi attive della malattia di Crohn. 

Il farmaco contiene come principio attivo un antisenso oligonucleotide diretto contro Smad7, una molecola fortemente espressa nelle aree infiammate dei pazienti con malattia di Crohn ed in quelli con Rettocolite idiopatica. Il farmaco è altamente specifico in quanto inibisce selettivamente Smad7 e non altre molecole, ripristinando così alcuni meccanismi fisiologici anti-infiammatori, che non sono più funzionanti nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali. La specificità di azione del farmaco, unitamente al suo ridottissimo assorbimento intestinale dopo somministrazione orale, rendono il trattamento pressoché esente da effetti collaterali severi. Questo è anche supportato dalla dimostrazione che nessuno dei 15 pazienti arruolati nella fase 1 dello studio ha sviluppato effetti indesiderati e che in tutti i pazienti il farmaco era ben tollerato. Con le dovute cautele interpretative dei risultati, per la natura stessa dello studio di fase 1, va sottolineato che il trattamento di una sola compressa al giorno per 7 giorni era accompagnato da un miglioramento delle condizioni cliniche in tutti e 15 i pazienti.

Lo studio di fase 2, condotto per la prima volta nel mondo, è multicentrico, con partecipazione di 13 centri italiani. Lo studio è controllato contro placebo e prevede una somministrazione del farmaco per via orale a tre diversi dosaggi o placebo per 2 settimane."

Detto in parole povere, il farmaco è stato disegnato per inibire una proteina specifica, che pare essere responsabile del mancato funzionamento dei normali e fisiologici meccanismi anti-infiammatori. Inoltre, non entra nel circolo sanguigno, per cui gli effetti collaterali sembrano essere trascurabili.

Fatta questa dovuta premessa, vi racconto com'è andata la mia visita/intervista, alla fine della quale il professore si è mostrato disponibile a una vera e propria video-intervista per il blog.


Entro nello studio del prof. Giovanni Monteleone e vengo accolto dalla sua assistente, che mi riempie di domande per compilare la mia scheda. Così, faccio un bel viaggio nel tempo, da quando nel 1997 ebbi il primo esordio di rettocolite ulcerosa. Dopo circa 25 minuti, entra nello studio del reparto di gastroenterologia di Tor Vergata il prof. Monteleone.

Di lui mi colpisce un certo aplomb inglese, che potrebbe far intendere dei modi distaccati e freddi, mentre invece risulta essere una persona molto disponibile al dialogo e all'ascolto, nonché attenta ai segnali che il paziente inevitabilmente manda.

La prima notizia che mi dà è che è stato appena disegnato un nuovo trial per questo farmaco dedicato alla rettocolite ulcerosa, dato che finora è stato studiato solo per il Crohn. Il farmaco si chiamerà Morgensen e questo trial partirà nel 2016, sicuramente negli USA e forse anche in Italia.

La differenza tra il Crohn e la RCU è fondamentalmente sull'estensione del tratto interessato dall'infiammazione, oltre a eventuali meccanismi fisiologici e biochimici che distinguono le due malattie. Detto questo, il Morgensen si è rivelato efficace sul tratto destro del colon, ma sembra arrivare anche sul sinistro. Ora, chi ha una RCU ha un problema proprio sul tratto sinistro e nel retto, per cui si studierà l'efficacia anche su questi siti.

La Casa farmaceutica che ha acquistato il farmaco, inventato e sviluppato a Tor Vergata, con a capo del team il prof. Monteleone, è dubbiosa sulla messa in commercio dei clismi, che sarebbero sicuramente molto più efficaci per chi ha una RCU, dato che porterebbero il principio attivo direttamente nel tratto interessato. Con questo mio articolo e i futuri a venire, li invito a un ripensamento, dato che a un paziente interessa portare in remissione la malattia il prima possibile, soprattutto se il fastidio dei clismi è per pochi giorni o settimane.

Comunque, questo primo trial coinvolgerà 200 pazienti e se la risposta non sarà adeguata col farmaco per via orale, si passerà alla somministrazione diretta con clismi. Ma la vera notizia che sono riuscito a carpire in questo incontro è che, secondo il professore, il Morgensen sarebbe addirittura più idoneo nella rettocolite ulcerosa che nel Crohn, date le sue caratteristiche di azione molecolare e "perché la quantità di infiammazione da controllare è minore, è localizzata soltanto in uno strato superficiale della parete intestinale ed è quello strato in cui il segnale che questo farmaco ripristina, che è il segnale anti-infiammatorio, è un segnale che verosimilmente è più difettoso nella colite ulcerosa. Quindi, io sono straconvinto che se riusciamo ad apportare una quantità giusta di farmaco nelle lesioni, i pazienti nel giro di uno o due giorni dovrebbero stare benissimo...".

Avete letto bene il virgolettato in corsivo? Rileggetelo!

Ora, rileggetelo di nuovo!

Ok, posso andare avanti, adesso.

No, rileggetelo un'altra volta, prima :-)

Bene.

E' importante sottolineare che, ovviamente, siamo in una fase di studio e che queste sono sicuramente delle ottime premesse, sulle quali è bene non costruire illusioni e restare sempre coi piedi per terra. Infatti, non ci sono ancora dati sul mantenimento a lungo termine. Per ora si sa che, secondo i dati estrapolati sullo studio condotto finora sulla malattia di Crohn, un trattamento per 2 settimane garantisce una remissione per almeno 3-6 mesi, in assenza di farmaco, considerando che il successo è sul 60-70% dei pazienti.
Nella fase 3 dello studio sul Crohn, la somministrazione durerà 2 mesi e si vedrà così quanto durerà la remissione.

Ecco, queste sono le notizie principali che ho raccolto durante la mia visita. Secondo me, il prof. aveva capito che la mia era anche una mezza intervista per voi. Poi non mi dite che non vi penso, eh?!

Concludo con un'altra utile informazione. A settembre, sempre a Tor Vergata, partirà un nuovo studio sul Crohn, per cui vi invito a contattarli attraverso i loro canali ufficiali che potete agevolmente trovare su internet, per proporvi come volontari. Lo studio verrà fatto su 16 pazienti e durerà 3 mesi.

Vi lascio con queste parole del professor Monteleone: "Io sono straconvinto che sia il farmaco che aiuterà a cambiare il modo di gestire il paziente. Non credo che sarà la cura definitiva della malattia di Crohn né della colite ulcerosa, ma cambierà il modo con cui il medico si approccerà a queste malattie, perché bisogna andare sempre di più verso farmaci che, prima di tutto, non diano grandi effetti collaterali e poi fare una terapia quasi personalizzata. Cioè, noi partiamo dall'aver dimostrato che nell'intestino c'è quel tipo di alterazione e quindi correggiamo selettivamente quell'alterazione. Non stiamo usando né anti-TNF-alpha, né immunosoppressori, né cortisone, che sparano su diecimila vie e quindi, oltre a bloccare la via che porta al danno, altera anche una serie di vie infiammatorie che servono a proteggerci. Questo [farmaco, ndr] rimuove esclusivamente una proteina dalle cellule del paziente. Non fa nient'altro."

DAI DAI DAI!!!!!

P.S.: il prof. consiglia, in fase di remissione, di mangiare frutta e verdura ;-)

Bibliografia: Mongersen, an Oral SMAD7 Antisense Oligonucleotide, and Crohn’s Disease - The New England Journal of Medicine

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