venerdì 13 novembre 2015

Corso Zona e PaleoZona a Torino

Questo e gli altri articoli del blog sono ad accesso gratuito grazie ai vostri acquisti presso i miei partner commerciali. Un ulteriore servizio offerto per sostenere e ampliare l'impegnativo lavoro che porto avanti da più di 4 anni. Per questo, vi invito a dare un'occhiata alla squisita carne grassfed 100% ERBA.

Gli amici di Gerona2005 portano avanti i loro interessanti corsi sulla nutrizione.

Qualunque sia la vostra "chiesa" alimentare, posso garantirvi che in questo ambito avrete moltissime informazioni utili, sulle quali riflettere, confrontarvi e poter così scegliere più serenamente la vostra strada. Verrà fatta chiarezza sulla storia della carne rossa e potrete togliervi ogni dubbio, anche grazie alla presenza del dr. Aronne Romano.

A ogni aderente verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per qualsiasi informazione potete visitare il sito www.gerona2005.org

giovedì 12 novembre 2015

Nuovo medico per il protocollo Coimbra

Si è unita alla squadra la dottoressa Francesca Michelucci. Di seguito, le modalità per contattarla.

Per prendere appuntamento scrivere all'indirizzo fmichelucci22@gmail.com Riceverete una risposta automatica che vi inviterà a indicare i vostri dati. Successivamente, vi verrà inviata quanto prima la risposta con la data dell'appuntamento.
  • Laurea in Medicina e Chirurgia presso Università degli Studi di Pisa (PI) nel 1999 con la votazione di 110/110.
  • Specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso Università degli Studi di Pisa (PI) nel 2003 con la votazione di 110 +lode/110.
Non è superfluo ricordare che l'applicazione del protocollo Coimbra non richiede una specializzazione nella vostra patologia, ma che la preparazione medica è più che sufficiente per fare un ottimo lavoro. L'affiancamento fatto dalla dottoressa Michelucci in Brasile è poi una garanzia sulla preparazione ricevuta in campo immunologico, tale da poter affrontare le malattie autoimmuni con serenità. La linea di comunicazione col dr. Coimbra è comunque sempre aperta, nel caso fosse necessaria una consulenza relativa a casi particolari.

Un altro piccolo traguardo raggiunto. Ora puntiamo a un 2016 ricco di soddisfazioni!

mercoledì 11 novembre 2015

Il nostro logo

Questo è il logo della neonata Associazione per la Vi.D.A. (Vitamina D nelle Autoimmunità).
Vi piace?

venerdì 6 novembre 2015

Carne rossa e tumori, dietrofront!

Una tartare vi seppellirà!

Che dire? In questi giorni ne ho lette e sentite davvero tante sul discorso della carne cancerogena. Cumuli di balle, che non sai se ridere o piangere. Disinformazione allo stato puro e laureati all'università di Facebook che hanno sparato scemenze da prima elementare. Ma in questo marasma, qualcuno che cerca di fare corretta informazione c'è. Nel mio piccolo, pochi giorni fa, ho pubblicato un post a riguardo, al quale aggiungo volentieri questo comunicato da parte del professor Giovanni de Gaetano, direttore del dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell'Irccs Neuromed, e del professor Giovanni Scapagnini, neuro-scienziato socio fondatore della Sinut e uno dei direttori dell'International Council of Genetics, Nutrition and Fitness for Health, un network internazionale, con sede centrale a Washington DC.
L'articolo originale e completo lo trovate qui.

"Credo che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) abbia fatto degli errori di comunicazione, perché cancerogeno vuol dire che genera il cancro. Il virus dell'Aids fa venire l'Aids, ma la carne non fa venire il tumore". Lo ha detto il professor Giovanni de Gaetano, direttore del dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell'Irccs Neuromed. La carne "aumenta il rischio che, con altre situazioni, si possa verificare un fatto tumorale. Ma dare l'idea che A causa B - ha proseguito de Gaetano - è una falsa informazione. Il dato scientifico c'è, lo sappiamo anche noi e lo sappiamo dagli studi sulla dieta mediterranea, e cioè che chi consuma carne frequentemente ha un rischio maggiore di malattie cardiovascolari o di tumori, ma questo non vuol dire che la carne provoca l'infarto o il cancro".

Il professor Giovanni Scapagnini ha fatto notare che sulla carne rossa e la carne lavorata "l'Oms fa riferimento a delle statistiche, ha lanciato un messaggio sicuramente pesante, ma noi non dobbiamo dimenticare che ci sono variabili che non trapelano da questo messaggio. E' importante ricordare tre variabili:
  1. che carne stiamo mangiando e quindi come è stata trattata;
  2. come viene cucinata;
  3. con che cosa mangio la carne.
Nel contesto della dieta mediterranea la carne mangiata con un grande quantitativo di fibre è una carne assolutamente 'safe' (sicura, ndr), dal mio punto di vista, soprattutto se si tratta di carne proveniente da allevamenti controllati".

Ve lo devo ripetere oppure ormai sapete come mangiare carne da allevamenti al pascolo 100% ERBA, certificati dalla facoltà di Veterinaria dell'Università di Bologna?
Va be', per i nuovi, il link è questo.

giovedì 5 novembre 2015

C'è del marcio in Norvegia

Da qualche tempo girava voce che in Norvegia ci sarebbero state delle difficoltà per importare vitamine. A me sembrava alquanto strano, considerando il loro leggendario livello di civiltà e cultura.
Invece, dal 1° ottobre è fatto divieto a tutti i cittadini norvegesi di acquistare dall'estero qualsiasi integratore. L'eventuale pacco verrà distrutto alla dogana.

Tra i numerosi pazienti che seguono il protocollo Coimbra (alte dosi di vitamina D) c'è una ragazza italiana che vive in quel Paese. E, naturalmente, non trova nessun medico disposto a prescriverle (ma, in realtà, si tratterebbe di avallare una terapia già stabilita da un medico italiano) quei dosaggi. Una vera tragedia! Immaginate di avere una bruttissima patologia e di non potervi curare a causa di una legge miope e priva di buon senso. Infatti, i cittadini norvegesi possono acquistare integratori nei negozi specializzati, prendendo prodotti con dosaggi massimi ridicoli. Un esempio è proprio la vitamina D, il cui limite è di 800 Unità Internazionali (UI) per capsula; quando in Italia il limite è 2.500UI e in Inghilterra e USA 10.000UI. Non solo, ma se una persona si mette al sole in costume per 30 minuti, il suo corpo sintetizzerà 10.000UI naturalmente. Questo per farvi capire l'assurdità dell'iniziativa legislativa che lede il diritto di libertà terapeutica.

Guardate questa tabella per farvi un'idea (clicca sull'immagine per ingrandirla):
Arrivati a questo punto, sia per mia iniziativa personale, ma soprattutto per il ruolo di presidente della neonata associazione "Per la Vi.D.A.", ho acquistato un biglietto aereo per Oslo e ho scritto al Ministro della Sanità Bent Høie, per richiedere un'intervista.
Risposta? Nessuna!

Ma non mi sono assolutamente demoralizzato, per cui ho contattato alcuni norvegesi su facebook e sono riuscito a incontrare un medico e una paziente, che mi hanno raccontato meglio la situazione in questa breve intervista. Ma prima di proporvela, ci tengo anche a non creare allarmismi. Non credo che questa iniziativa legislativa sarà destinata a propagarsi nel resto d'Europa, anche se purtroppo non posso proprio escluderlo. Come dice la paziente italiana che vive lì: "Secondo me c'è troppa confusione intorno a questo divieto e poca informazione. Il problema è un altro, ossia il mancato riconoscimento dell'uso di alcune vitamine nella cura di molte patologie, alcune di esse molto gravi. Il vero pericolo è la mancanza di informazione, di cultura scientifica e di capacità mediche. Se il mio medico credesse nel protocollo Coimbra, potrei tranquillamente importare o trasportare le confezioni necessarie per un anno di cura. Ma il protocollo Coimbra non è riconosciuto in Norvegia, come non lo è in Italia, e questo crea un profondo divario tra ricchi e poveri. Chi se lo può permettere apre una casella postale in Svezia, se le fa inviare da BigVits e si fa una bella vacanza a Stoccolma, prende le sue vitamine per poi rientrare legalmente in Norvegia. Chi non ha possibilità economiche pagherà il prezzo più alto. Vorrei solo cercare di tranquillizzarvi. Io non credo che il caso Norvegia sia l'inizio della fine. Credo solo che questo Paese sia troppo ottuso e troppo di destra per lasciare la libertà di scelta. E questo è per me il grande problema: la macanza di libertà. Ci sarebbe molto da dire e sicuramente facebook non è la sede giusta. Capisco quanto sia importante per voi, come lo è per me, potermi curare come voglio, appoggiata da veri medici. Ma, e questo solo per banalizzare un po', vorrei far presente che in questo Paese non si possono importare migliaia di cose, anche le più banali.....".

Cosa possiamo fare noi? Seguite questo link e, usando google traduttore, firmate la loro petizione per difendere la libertà di scelta terapeutica, ripristinando la possibilità di acquistare integratori dall'estero.

Ecco a voi l'intervista, ricordandovi che per supportare il mio lavoro di indagine, studio e divulgazione, ho stretto accordi con dei partner commerciali attentamente selezionati e in linea con la filosofia che porto avanti da più di 4 anni con il mio lavoro. Il primo, di cui sono più che fiero, è la Lem carni, dalla quale potete acquistare carne grassfed al pascolo 100% ERBA, certificata dalla facoltà di Veterinaria dell'Università di Bologna. Cliccando qui troverete le istruzioni per iscrivervi e usufruire delle offerte. Per quanto mi riguarda, sempre trasparenza e nessuna ulteriore richiesta di donazioni. Vi do un servizio utile, per chi è interessato. Questo è quanto.
Buona visione :-)

martedì 3 novembre 2015

Paura della ciccia rossa o lavorata?

Sapete, ero indeciso se scrivere un post molto tecnico e meticoloso, quindi decisamente serioso, per contrastare questa ondata di fandonie sulla pericolosità delle carni elaborate e, soprattutto, delle carni rosse. Ma poi ho pensato: "Una risata vi seppellirà!".
Già, perché il massimo della replica che meritano questi disinformatori seriali è questo tipo di risposta.

Ma voi meritate molto di più, per cui alcune informazioni base ve le do volentieri. Giusto qualche dato per rispondere ai colleghi in ufficio o agli amici al bar e lasciarli in un imbarazzante silenzio.
  1. Negli studi scientifici, quando si parla di carni rosse, non si intendono quelle di colore rosso, ma tutte le carni di mammiferi. Quindi, coniglio, maiale, bovino, caprino, ovino, cinghiale, ecc. sono tutte carni rosse. Pollo, struzzo, piccione ecc. sono carni bianche.
  2. Sulle carni rosse, aleggia un solo dubbio scientificamente interessante, ed è quello relativo a uno zucchero che si chiama "Neu5Gc". Ma è solo un'ipotesi di lavoro e, finora, gli studi riguardano solo topi di laboratorio. Se dovessimo basare la nostra vita su tutte le risultanze scaturite dai centinaia di migliaia di studi fatti sulle cavie, praticamente diventeremmo schizofrenici nel giro di 5 minuti!
  3. Passiamo alle carni elaborate (che con le carni rosse non hanno nulla a che vedere). Qui il concetto è semplice: prendete una giardiniera di verdure, frullatela fino a farne un pastone, aggiungete grassi idrogenati a piacere, un po' di nitriti e nitrati, qualche conservante artificiale della serie "E..." ed ecco a voi un nuovo titolone per i giornali: "Le verdure sono cancerogene!!!". Divertente, vero?!
  4. Quando leggete che chi mangia carni elaborate ha il 18% in più di probabilità di ammalarsi per un cancro al colon-retto, non sapete che in realtà quella cifra rappresenta il rischio relativo (espresso in confronto a chi non mangia mai carni elaborate). Mentre il rischio assoluto passa dal 6% al 7%. Cioè, chi non mangerà mai il salame&Co., avrà il 6% di probabilità di avere un cancro al colon-retto, chi ne mangerà 50g tutti i giorni per tutta la vita avrà il 7% di possibilità. E stiamo comunque parlando di un'ipotesi che si basa su studi quasi sempre osservazionali, nei quali spesso si usano i questionari. Chi dice tutta la verità sul proprio stile di vita quando compila un questionario, anche se è anonimo e lo fa chiuso in una stanza senza nessuno che lo guarda?
  5. Ma tutte le sostanze dichiarate cancerogene dall'OMS hanno lo stesso livello di pericolosità? Decisamente no, come potete vedere in questo grafico.
  6. Visti i primi 4 punti, faccio la considerazione più banale e ovvia che possiate immaginare: le singole sostanze direttamente e indiscutibilmente pericolose, cioè che sono state individuate come certamente letali o gravemente intossicanti, sono davvero poche e facilmente individuabili. Per esempio, tutte quelle che hanno sulla confezione un bel teschio! Per il resto, è fondamentalmente impossibile decretare la carne, il latte, i legumi, il glutine come singolarmente colpevoli di provocare cancro, malattie autoimmuni o piogge torrenziali. Il nostro stile di vita è di una complessità unica, senza parlare di tutti gli elementi stressogeni presenti nella quotidianità, per cui la scienza crea ipotesi di lavoro, ma la certezza non ce l'avrebbe neanche Einstein!
    Concludendo, ognuno si trovi l'alimentazione che ritiene più opportuna. Un ottimo punto di riferimento può essere la tradizione, ma quella fino alla fine degli anni '60, sempre tenendo ben presente una serie di fattori: come reagiscono il colon e lo stomaco, quanto cresce o diminuisce il girovita, come rispondono le analisi del sangue, qual è lo stato di salute generale. Insomma, se mangiate nel vostro modo opportuno, i risultati si vedono. Se poi mantenete i vostri livelli di vitamina D tra gli 80 e i 100 ng/ml, darete un aiuto essenziale al funzionamento del vostro sistema immunitario. Se avete una malattia autoimmune, c'è da prendere seriamente in considerazione il protocollo Coimbra.

    A propoito di vitamina D e rischio cancro, uno dei fattori sui quali i ricercatori specializzati concordano è che la carenza di questo elemento incide molto sulla comparsa e sulle eventuali recidive di praticamente tutti i tipi di cancro, come spiega una ricercatrice in questo video.
    Attenzione, quindi, a chi continua a guardare il dito che indica la luna. Altro che carni rosse!
    Come dico da più di 4 anni, preoccupatevi della qualità. Ed è quello che ho fatto in modo molto meticoloso io, quando ho scelto accuratamente un fornitore di carne. Solo e soltanto per questo motivo poi l'ho proposto a voi. Perché il loro prodotto è certificato dalla Facoltà Veterinaria più antica d’Italia (quella dell'Università di Bologna) e dall’Associazione Italiana Foraggi più grande d’Italia. Carne al pascolo, la cui finitura è fatta con erba medica, macellata addirittura nel laboratorio della Facoltà. Un produttore che monitora il benessere animale attraverso un protocollo studiato dai tecnici di Veterinaria, il tutto per ottenere anche una sostenibilità ambientale, grazie al fatto che il pascolo e l'erba medica sono procedure che migliorano i terreni, aiutano il fissaggio dell'azoto negli stessi (senza bisogno di fertilizzanti chimici) e abbattono la produzione di fanghi da smaltire. Non solo, è più che noto che le vacche che mangiano in questo modo non produrranno mai le quantità di gas metano che producono quelle allevate con pastoni negli allevamenti intensivi. Le carni al pascolo hanno molti omega-3 e, grazie all'esposizione solare, accumulano anche vitamina D.

    Non vi bastano tutti questi dati? Allora passiamo al sapore e poi fatemi sapere!

    Se poi, giustamente, non volete credere a quanto da me scritto, leggete le parole della Senatrice a vita, nonché ricercatrice di fama mondiale, Elena Cattaneo:
    "Nel caso specifico, 22 esperti di 10 Paesi hanno analizzato più di 800 ricerche condotte negli ultimi 20 anni sui rapporti tra alimentazione e cancro. È così possibile stabilire se una sostanza o attività è “cancerogena per l’uomo” (gruppo1) o se lo è “probabilmente” (gruppo 2A) o“possibilmente” (gruppo 2B), e via dicendo fino al gruppo 4 del “probabilmente non cancerogeni”. Il gruppo 1, in cui sono state appena inserite le carni lavorate come salsicce, prosciutti, wurstel e speck, stabilisce una relazione causale sufficientemente provata tra il consumo e una tipologia di tumore nell’uomo. Nel gruppo 2A, in cui è stata inserita la carne rossa, rientrano quegli agenti per i quali l’evidenza di cancerogenicità è sufficiente negli animali ma limitata nell’uomo. Nel 2B le prove sono limitate, sia nell’uomo sia negli animali.
    Nel gruppo1 “dello speck e dei prosciutti” rientra per esempio il fumo anche indiretto, l’esposizione alle radiazioni solari, alla segatura e all’etanolo contenuto nel vino o nelle grappe. Ma, si diceva, le parole sono importanti: una prova sufficiente non vuol dire che vi sia una conseguenza certa, perché, come sempre, è la dose che fa l’effetto, non la sola presenza, a cui si aggiunge la risposta individuale (genomica). Inoltre, sebbene le correlazioni tra popolazioni, salute e consumi siano difficilmente sintetizzabili, sappiamo che in Trentino-Alto Adige si consuma molto speck, wurstel e maiale affumicato ma i casi di tumore al colon-retto (patologia che ha spinto lo Iarc a inserire in categoria 1 le carni lavorate) sono in proporzione più frequenti in quattro Regioni comparabili per numero di abitanti: Basilicata, Umbria, Marche e Liguria. La cautela dello Iarc è motivata, gli allarmismi no."
    N.B.: questo blog, e il futuro sito, necessitano di tempo e di risorse economiche. La mia scelta è stata di selezionare dei partner commerciali per poter sostenere tutto il lavoro che porto avanti da anni. Per questo, dichiaro il mio conflitto di interessi relativo al presente articolo, fermo restando che sfido chiunque in un contesto pubblico a smentire quanto scritto. Sempre studi alla mano e non col metodo "tifo da stadio".