venerdì 22 aprile 2016

Fermiamo l'EFSA sui limiti di vitamina D


Vi ricordate quando sono andato in Norvegia per sostenere la sacrosanta battaglia dei cittadini, affinché non venisse applicata un'assurda legge restrittiva sull'importazione e l'uso di numerosi integratori, fondamentali per il mantenimento della salute? Battaglia tra l'altro vinta con il ritiro del provvedimento governativo. Ecco, c'è il rischio che accada una cosa simile, ma a livello europeo, sulla vitamina D.

Il 16 maggio, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) chiuderà la sua consultazione sulla bozza di report sulla vitamina D. Il parere finale dell'EFSA avrà poi effetti sull’impostazione dei livelli dietetici di riferimento per la vitamina D di tutta l'Unione Europea, i quali saranno probabilmente applicati in modo omogeneo da parte delle autorità sanitarie, tanto nella "affamata di sole" Scandinavia quanto negli assolati Paesi del Mediterraneo. Questi livelli saranno probabilmente presi dalle autorità sanitarie nazionali come parametri di riferimento, anche là dove l‘esposizione solare, e quindi l’assimilazione di vitamina D, sono carenti.
 
Ancora peggio, se questi livelli previsti nella bozza verranno fissati definitivamente, c'è il rischio reale che le autorità sanitarie aumenteranno la loro intenzione di limitare gli integratori di prodotti contenenti livelli di 25 mcg (1.000UI) al giorno o più elevati. Tenendo in considerazione la salute pubblica e la scienza conosciuta, questo sarebbe del tutto inaccettabile. Soprattutto considerando che una persona normale, stando 20 minuti in spiaggia a prendere il sole senza filtri, sintetizza circa 250 mcg (10.000UI), cioè 10 volte il limite che l'EFSA vorrebbe imporre. Sarebbe come dire alle persone che ciò che ha fatto l'uomo per milioni di anni è dannoso, mentre se noi oggi siamo qui è anche grazie alla capacità del nostro organismo di far sviluppare il nostro sistema muscolo-scheletrico e di mantenere efficiente il nostro sistema immunitario attraverso la vitamina D (che è in realtà un ormone)!
 
Ci sono numerosi problemi che riguardano questa bozza dell'EFSA, la maggior parte dei quali raddoppiano le molte falle legate alle raccomandazioni da parte del Regno Unito, fatte lo scorso anno dal Comitato Scientifico Consultivo sulla Nutrizione (SACN), che abbiamo evidenziato nel nostro parere in risposta, fatto ai tempi.


La linea di fondo è che, sebbene sia positivo vedere autorità sanitarie come l'EFSA e la SACN lavorare sulle integrazioni raccomandate, basate sui livelli circolanti nel sangue (siero), i livelli che poi sono considerati adeguati sono troppo bassi. Nel caso dell'EFSA, l'obiettivo per i livelli circolanti di 25-idrossivitamina D (indicata anche come 25(OH)D o calcidiolo) è di 50 nmol/L (o, nelle unità più comunemente utilizzate negli USA, 20 ng/ml).
 
Questo livello è ben due volte e mezzo inferiore al livello sierico raccomandato dagli esperti di vitamina D che si sono uniti sotto la bandiera del Vitamina D Council. L'EFSA, come tante autorità sanitarie in precedenza, ha sviluppato il proprio parere basandosi solo sui livelli che impediscono malattie da carenza di vitamina D, come il rachitismo e l'osteomalacia; dove la prima riguarda i bambini e la seconda gli adulti, trattandosi di condizioni derivanti da una inadeguata mineralizzazione ossea. L'EFSA esclude di considerare le approfondite ricerche sulla capacità della vitamina D di ridurre il rischio di una vasta gamma di altre malattie.
Uno studio molto completo, pubblicato all'inizio di questo mese sulla rivista peer reviewed PLoS One, mostra chiaramente che, raddoppiando i livelli circolanti di vitamina D proposti dall'EFSA da 50 nmol/L (20 ng/ml) a 100 nmol/L (40 ng/ml), questo si traduce in una sorprendente riduzione, maggiore del 65%, di "tutti i tumori invasivi noti".
 
Un altro studio, pubblicato nel novembre 2015, ha mostrato che chi ha livelli più elevati di 25-idrossivitamina D ha una riduzione del 21% del rischio di sviluppare il cancro ai reni.
 
Il problema grave è che l'EFSA ritiene che non vi siano dati sufficienti per prendere in considerazione eventuali studi o dati clinici legati a malattie da carenza, diverse dal rachitismo e dall'osteomalacia. L'EFSA solitamente considera solo ciò che rientra nella definizione di "dati generalmente accettati". Questo stesso criterio è utilizzato anche dalla FDA negli Stati Uniti, dove viene indicato come "accordo scientifico rilevante". L'EFSA ignora così una quantità enorme di recenti ricerche, nonché decenni di esperienza clinica da parte di medici e altri professionisti, che utilizzano abitualmente la vitamina D per sostenere la salute dei propri pazienti. Si ignora inoltre l'aumentato fabbisogno di vitamina D tra il crescente numero di persone che sono in sovrappeso od obese, o quelle che utilizzano filtri solari tali da compromettere la loro capacità di sintetizzare la vitamina D in seguito all'esposizione solare della pelle.
 
Il fatto è che la supplementazione orale di vitamina D a dosaggi giornalieri di almeno 50 mcg (2000 UI), e preferibilmente il doppio, è una delle soluzioni più efficaci per ridurre il rischio di una vasta gamma di problemi di salute o malattie. Questi, non solo includono vari tipi di cancro (ad esempio al seno, pancreas, rene), ma anche attacchi di cuore, diabete di tipo 1, ipertensione, osteoporosi e fratture ossee (vedi il grafico qui di seguito).
Vit D_Wiki
Fonte: Vitamin D Wiki (sulla base di dati provenienti da GrassrootsHealth, giugno 2013)
Se l'EFSA non cambierà i valori di riferimento nella sua bozza di report, ci sarà un rischio reale che le autorità sanitarie europee inizieranno a dichiarare come terapie farmacologiche dosi superiori ai 15 mcg (600 UI) al giorno. Questo, non solo sarà dannoso per tutti noi che facciamo affidamento su alte dosi di vitamina D per la nostra salute, ma sarà particolarmente dannoso per le generazioni future, alle quali saranno negati i dosaggi più elevati, dei quali molti di noi hanno beneficiato.

 

Cosa puoi fare


Il consulto dell'EFSA è aperto a tutti nell'UE. Se avete beneficiato di dosi di vitamina D superiori ai 15 mcg (600 UI), sarebbe molto utile fornire un parere in risposta all'EFSA prima del 16 maggio. Repliche da parte degli operatori sanitari, delle associazioni di medici e degli specialisti della nutrizione sarebbero particolarmente preziose.
 
Le risposte devono essere effettuate on-line, seguendo le linee guida fornite dall'EFSA.
 
Vorremmo suggerire che la replica comprenda perlomeno: 
  • un promemoria per l'EFSA che la vitamina D per via orale è un integratore provato che ha un ottimo rapporto costo/beneficio e riduce il rischio di una vasta gamma di condizioni, tra cui vari tipi di cancro, infarto, ipertensione, diabete, osteoporosi e fratture ossee.
  • Indicare la quantità giornaliera che avete preso o prendete attualmente (ad esempio, 100 mcg = 4000 UI die, che è quasi sette volte superiore alla quantità di riferimento proposta come assunzione per gli adulti).
  • Specificare se avete fatto esami del sangue per la vitamina D e quali sono i livelli che avete raggiunto.
  • Proporre che i livelli circolanti da raggiungere per la 25-idrossivitamina D per gli adulti dovrebbero essere fissati a 125 mmol/L (50 ng/ml), in linea con le raccomandazioni del Vitamin D Council e di un ampio studio polacco
  • Suggerire che l'EFSA dovrebbe seguire i valori di riferimento di 25-idrossivitamina D proposti dal Vitamin D Council, che sono i seguenti:
    • Carente: 0-100 nmol/L (0-40 ng/ml)
    • Sufficiente: 100-200 nmol/L (40-80 ng/ml)
    • Normale elevata: 200-250 nmol/L (80-100 ng/ml)
    • Non consigliata: > 250 nmol/L (> 100 ng/ml)
    • Tossica: > 375 nmol/L (> 150 ng/ml).

Si ricorda che il termine per la presentazione del vostro parere in risposta è il 16 maggio!

Grazie a Cristina Cellina per l'aiuto nelle traduzioni!
 

Fonti:

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